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COSA E COME SI MANGIAVA ALLA CORTE DEI TUDOR?

Ciao Domini! Benvenuti in questo nuovo post!🍓

Vi siete mai chiesti cosa si mangiava in Inghilterra alla corte dei Tudor?  Mangiavano tutti le stesse cose o c’era una gerarchia? Si usava la forchetta? Si mangiava sui piatti?

Dopo aver esplorato il funzionamento delle cucine Tudor meglio conservate ai giorni nostri, rimangono ancora molti interrogativi a cui rispondere.

Quindi oggi ritorniamo indietro nel tempo in Inghilterra nella prima metà del 1500, per scoprire cosa e come si mangiava nella reggia Tudor di Hampton Court, dalle sfarzose cene del re Enrico VIII a quelle ben più misere del popolino.

COME SI MANGIA ALLA CORTE TUDOR

COME MANGIA IL RE ENRICO VIII (1491-1547)

Enrico inizia a godere delle prelibatezze che uscivano dalle cucine di Hampton solo alla fine del 1531 (come funzionavano le cucine di Hampton Court?).

Ma mentre i cortigiani mangiano nella Sala Grande o nella Camera della Grande Osservanza, il re si gusta pasti ben più raffinati nelle sue stanze private.

Enrico che pranza nelle sue camere private.
Disegno del XVI secolo.

I piatti per il re e la sua famiglia sono preparati nelle sue cucine private situate appena sotto gli alloggi privati del re.

Le cucine private sono supervisionate dallo chef (francese) del re, quest’ultimo e i suoi assistenti hanno un bel da fare nel preparare piatti salutari, ma al contempo appetitosi, per il loro sovrano (se salutare può ritenersi mangiare carne due volte al giorno).

La vicinanza delle cucine private agli alloggi del re, garantisce che il cibo portato sulla sua tavola del sovrano sia sempre caldo.

LE CENE FORMALI DEL RE

In occasioni più formali invece, la cena viene servita nella Sala delle Presenza.

Qui dei trombettisti suonano una fanfara cerimoniale mentre il re prende posto a un tavolo alto coperto, sotto il baldacchino di stato, di fronte alla stanza.

Sulla tovaglia riccamente ricamata viene posta una saliera d’oro ornata: un simbolo medievale sia di status che di ricchezza. 

La saliera d’oro donata dal re di Francia Francesco I ad Enrico.

Il sale è il metodo più importante per la conservazione degli alimenti oltre che un condimento indispensabile.

Davanti al re c’è un tagliere (piatto) d’argento, un coltello, un cucchiaio e un pane di farina bianca avvolti in una coperta di seta o tovagliolo.

Degli “apostle spoons” (cucchiai degli apostoli) molto popolari tra i nobili d’Inghilterra, hanno in cima al manico le figure degli apostoli .

Un servitore noto come la “fogna ( sewer in inglese) è incaricato di lavare le mani reali in acqua appositamente riscaldata e profumata e di asciugarle su un asciugamano di lino.

Quindi, i gentiluomini e gli uscieri della sua camera privata servono il cibo al re e alla sua famiglia. 

La cena reale consiste in 13 piatti, dai quali il re può assaggiare tutto ciò che desidera. 

Il menù è sempre molto ricco e vario: cervo, torta di selvaggina, fagiano, cigno, airone, ma anche di pesce come grongo, lampreda, salmone, carciofi, creme, frittelle e gelatine, seguiti da selvaggina arrosto, crema di mandorle, crostate di frutta, con tanti cibi nuovi ed esotici da far assaggiare al Re, come la focena (un animale simile al delfino).

Enrico VIII ama particolarmente i carciofi, le pere, le mele, prugne e susine.

Gli piacciono anche le ciliegie e le fragole, le favorite anche della sua seconda moglie, Anna Bolena

Beve vini scelti versati in coppe di vetro veneziano che vengono prima assaggiati dal suo coppiere per assicurarsi che non siano stati “corretti” con del veleno.

Certo con tutte queste leccornie Enrico VIII deve esercitare un’enorme autodisciplina sul suo appetito…

Marzapane.

Enrico non fu più in grado di condurre la vita attiva che gli aveva permesso di mantenere stabile il suo peso, dopo che un incidente di giostra nel 1536 lo lasciò con una grave ferita alla coscia.

Da quel momento il re iniziò inevitabilmente ad ingrassare, così tanto che se la sua armatura di quando era giovane misurava in vita 35 pollici, verso la fine della sua vita arriva ormai a 54 pollici!

CIBO  “FRANKENSTEIN”  ALLA TAVOLA DEL RE

Tra i piatti esclusivi preparati solo per il re abbiamo il pavone arrosto, il cigno arrosto, ancora carne arrosto…e dei curiosi ibridi chiamati COKYNTRYCE.

Un cibo per noi davvero spaventoso.

Il cokyntryce è formato da diverse parti di animali cucite e cotte insieme e servite come fossero un animale mitologico, una sorta di chimera o Frankenstein commestibili.

Buon appetito.

Il Cockentrice può essere formato dalla parte superiore del corpo di un maialino da latte, cucito nella parte inferiore a un cappone o tacchino.

In alternativa, l’estremità anteriore (testa e busto) del pollame viene cucita alla groppa del maialino per non sprecare l’altra metà.

Sono state utilizzate anche altre combinazioni di animali. 

Il cockentrice poi viene unto con un composto di tuorlo d’uovo e zafferano durante la tostatura, e riempito con un impasto simile per avere un interno dorato. Questo atroce piatto ha origine nel Medioevo e almeno una fonte attribuisce ai nostri Tudor d’Inghilterra la sua invenzione.

Comunque se morite dalla voglia di sapere che aspetto aveva questo piatto, sappiate che proprio nelle cucine dello storico palazzo di Hampton Court, dei ricercatori culinari hanno avuto il coraggio di ricreare questo obbrobrio commestibile, utilizzando alcune ricette, strumenti e metodi dell’epoca.

Se volete vedere tutto il passaggio di questa ricetta vi lascio il link qui.

Per cucire con cura tre parti di un maiale con due tacchini, con le teste di entrambi gli animali cucite alle estremità, i due cuochi hanno impiegato un’intera giornata.

Dopo aver utilizzato il filo per posizionare il cokyntryce nella posizione più realistica possibile, la creazione è stata arrostita allo spiedo per due ore su un girarrosto girato a mano, imbastita in una pastella per pancake e infine decorata e servita.

Quando è stato chiesto a Richard Fitch, lo storico manager delle cucine di Hampton Court che sapore aveva cokyntryce, Fitch ha scherzato: “Che sapore aveva? Non stiamo scherzando […] è solo mezzo tacchino e mezzo maiale cuciti insieme”.

Ha detto che il suo ripieno o la sua pastella hanno fornito più sapore, ma ha aggiunto che “sa davvero solo di tacchino o maiale a seconda della parte che prendi”.

Voi assaggereste questa specialità Tudor?

LA “SFIDA” ALL’ULTIMA PORTATA AL CAMPO DELLA STOFFA D’ORO

Il campo del panno d’oro , dipinto a olio del 1545 circa nella Royal Collection di Hampton Court. Enrico VIII a cavallo si avvicina in basso a sinistra.

Al Campo della Stoffa d’Oro nel 1520, quando Enrico VIII incontra il re Francesco I di Francia a Guisnes, vicino a Calais, viene allestita una cucina reale completa; con tanto di forni per il pane, camere per bollitura e fornelli per la torrefazione.

Particolare del dipinto del Panno d’oro.

Qui avviene la sfida: ogni re cerca di eclissare l’altro con sfarzosi divertimenti e grandi banchetti.

Al solo pescivendolo di Enrico VIII vengono commissionati: 5 dori, 48 cefali, 21 spigole, 30 rombi, 9.100 passere di mare, 7.836 merlani, 6 halibut, 700 gronghi, 5.554 sogliole, 1 delfino (si esatto), 300 orate, 1.890 sgombri, 3 focene (un tipo di delfino) , 11 eglefini, 3 granchi,1 aragosta, 4 trote, 2.800 gamberi di fiume, 1 storione fresco e 3 salmoni freschi.

Ma poi come si cucina un delfino?

La spesa totale per le provviste per l’intero viaggio di 48 giorni fu di oltre  8.000 sterline, una somma enorme se pensate che una famiglia media all’epoca viveva con 10 sterline all’anno.

Ma il cibo non viene semplicemente messo sul tavolo, (che banalità) viene allestita un‘intera scenografia per renderlo più sfarzoso possibile.

La “scenografia” a tavola  gioca un ruolo importante in qualsiasi banchetto.

Nel 1527, il banchetto del cardinale Wolsey per gli ambasciatori francesi a corte comprese più di cento pietanze e dispositivi scenici tra cui: un castello, la chiesa di San Paolo con campanile, bestie varie, uccelli, persone (che svolgevano combattimenti, volteggi, danze, giostre) e una scacchiera!

Tutto questo per decorare una tavola imbandita.

COME MANGIA LA CORTE

Ma dove e cosa mangia il resto della corte?

Dipende tutto dal rango.

Secondo il documento stabilito dal Lord Chamberlain (responsabile della gestione delle sale di rappresentanza) chiamato ‘Bouche of Court’.

Si garantisce alle persone iscritte nel registro, due pasti al giorno, il primo servito alle 10:00 e il secondo alle 16:00. 

In più si può fornire anche una razione giornaliera di pane, vino, birra, candele e legna da ardere. 

Nel palazzo reale di Hampton Court, i cortigiani di alto rango mangiano nella Grande Camera di Osservanza, quelli di basso rango nella Sala Grande, mentre il personale del palazzo nelle cucine, ovunque gli sia permesso di mangiare.

Nel 1526 i cortigiani autorizzati a mangiare nella Sala Grande sono seicento.

La Sala Grande ad Hampton court

Includono guardie, stallieri e servitori generali di corte.

Ogni pasto consiste in due pietanze, portate nella Sala Grande in ‘mense’, vale a dire un piatto da dividere tra quattro persone, e servito dagli uomini più anziani al tavolo.

Quelli di rango più elevato e i cortigiani favoriti, mangiano nella vicina Grande Camera di Osservazione, dove il cibo è migliore e la scelta più ampia.

Se possiamo dare un termine di paragone, la Sala Grande è come una mensa scolastica, e la Sala della Grande Camera di Osservazione come un ristorante d’ albergo.

Alexander Barclay, un poeta-monaco, scrisse di essersi seduto nella Sala Grande e di essere stato estremamente invidioso dei piatti di qualità superiore che venivano portati nella Grande Camera di Osservazione

CARNE TUTTI I GIORNI ALLA CORTE TUDOR

E se loro [i nobili e molti dei loro servi] non hanno 20 piatti di carne varia a pranzo ea cena, si considerano disprezzati.

Thomas Starkey, ‘Un dialogo tra il cardinale Pole e Thomas Lupset, docente di retorica a Oxford’, 1529-32

Se mangiare carne fresca per il popolo è un evento raro, questo non accade alla corte Tudor.

Anzi a corte la dieta è prevalentemente a base di carne!

Carne pronta per essere cucinata nelle cucine di Hampton.

Pensate che la carne costituisce tra la metà e i tre quarti della dieta quotidiana.

Ciò significa che il cortigiano Tudor avrebbe potuto benissimo consumare tra le 4.500 e le 5.000 calorie al giorno, più del doppio dell’assunzione raccomandata oggi per una dieta sana!

Si gustano arrosti di manzo, di montone, stufati di maiale o pollo e molto altro.

Ovviamente la carne più prelibata e rara è riservata alla tavola del re.

QUI NON SI BUTTA NIENTE!

Il XVI secolo non è una società usa e getta. 

Tutto ha valore e può essere riutilizzato in qualche modo. 

Questo vale anche per il cibo.

Gli avanzi della tavola reale e il cibo non consumato dalla Sala Grande vengono raccolti in un grande cesto per essere distribuiti ai poveri dall’Elemosiniere.

Non si buttano gli avanzi!

Anche coloro che mangiano nelle proprie stanze sono pregati di portare gli avanzi nel retrocucina, come stabilito nelle Ordinanze di Eltham (una serie di regolamenti per la casa reale redatti nel 1526):

“…tutti coloro che alloggiano nel cortile diano diretto ordine ai ministri e ai guardiani delle loro stanze di non gettare, lasciare o posare alcun tipo di piatti, vassoi, piattini o carne spezzata, né nelle suddette gallerie, o alle porte delle loro camere e allo stesso modo per mettere le reliquie della loro birra in un altro vaso in modo che la carne e le bevande spezzate non vadano in alcun modo perdute, gettate via o mangiate con i cani, ne giacciano fuori dalle gallerie e nei cortili ma possano essere salvate quotidianamente per il sollievo dei poveri”.

Se qualcuno disobbedisce a questa istruzione, alla terza inadempienza, perde l’indennità, e l’alloggio!

BUONE MANIERE A TAVOLA

Mangiare con le mani è normale.

A corte è considerato maleducato finire tutto a tavola, anche perché l’ordine inferiore mangia gli avanzi. Lasciare il cibo nel piatto è una regola di buone maniere, soprattutto nelle tavole dei cortigiani di rango più elevato ai quali vengono servite pietanze in grande abbondanza. 

A corte tutto opera secondo una rigida gerarchia.

APPARECCHIARE LA TAVOLA

Come si apparecchiava la tavola in epoca Tudor?

Innanzitutto si metteva una bella tovaglia.

I piatti sono più simili a taglieri personali piuttosto che ai piatti di oggi. 

I membri della corte di rango inferiore pranzano in taglieri circolari di legno, si dividono il piatto, il bicchiere e a volte, anche il cucchiaio delle zuppe!

Mentre nelle tavole del re o del personale di alto rango i commensali possono avere le posate tutte per loro.

I tovaglioli sono usati ma vengono adagiati sulla spalla sinistra invece di essere posti in grembo. 

Il cibo è spesso servito già tagliato in porzioni adatte alla misura della bocca e progettato per essere facilmente ed educatamente consumato o con un coltello, che i tutti cortigiani portano sempre con sé (anche per autodifesa), oppure con un cucchiaio o a mano.

Sul tavolo non sono ammessi gomiti o pugni, così come non è educato grattarsi la testa o stuzzicarsi il naso (i nasi potevano, tuttavia, essere puliti con discrezione su una manica).

MA SI USA LA FORCHETTA?

Le forchette sono state introdotte dall’Italia proprio durante il regno di Enrico VIII ma sono usate principalmente per servire piuttosto che mangiare.

Enrico è l’unica persona ad avere il “diritto” di usare una forchetta per mangiare, ma la usa solo per mangiare conserve dolci.

COME COMPORTARSI BENE A TAVOLA 

Ci sono molti libri di buone maniere che sopravvivono dal periodo medievale e Tudor. Queste sono spesso raccomandazioni dei genitori ai figli in modo che sappiano comportarsi bene in società.

Lo scrittore olandese Desiderius Erasmus nel suo De Civitate nel 1534, elencò alcuni suggerimenti per comportarsi bene a tavola:

Non sederti finché non ti sei lavato.

Slaccia prima un po’ la cintura se ti farà sentire più a tuo agio; perché farlo durante il pasto è una maleducazione. (ottimo consiglio usato ancora oggi da chi va agli All you can eat)

Quando ti asciughi la mano, (c’erano delle bacinelle per lavarsi le mani) pensa a cose felici, perché non va bene venire a cena tristi, e quindi rendere tristi gli altri.

Una volta che ti siedi, metti le mani ordinatamente sul tavolo; non sul tuo tagliere e non intorno alla pancia.

Non muovere i glutei a sinistra e a destra come per far esplodere un po’ di vento. Siediti ordinatamente e fermo. (insomma niente puzzette a tavola).

Alcuni permettono ai bambini di stare in piedi, a capo scoperto, al loro tavolo migliore per partecipare agli incontri a tavola. Non devono restare per tutto il pasto, ma una volta che hanno mangiato a sufficienza, fategli prendere il tagliere, salutare quelli che sono a tavola e fateli andare via.

Qualsiasi pezzo di cibo che non può essere preso facilmente con la mano, prendilo sul tuo tagliere.

Non strofinare le dita sui vestiti; usa il tovagliolo o il “panno”. 

Se qualcuno è maleducato, ignoralo o piuttosto segnalalo.

COME MANGIANO I SERVI

Circa 230 domestici del palazzo hanno diritto alle razioni, ma non ricevono un posto da pranzo nella Sala Grande.

Forse consumano i pasti nei loro miseri alloggi oppure nella parte delle cucine in cui molti di loro lavorano, vivono e dormono.

Personale delle cucine di Hampton a pranzo (ricostruzione).

Per la maggior parte del personale umile impiegato nelle cucine, questa è l’unica casa durante la loro permanenza a palazzo ed è qui che si accampano.

Ma non è tutto disagio e miseria.

Alla fine di ogni giornata, di solito hanno tempo per rilassarsi e, dopotutto, vivono e lavorano in un palazzo! Un’esistenza molto più confortevole rispetto all’esterno. Infatti hanno vitto e alloggio, gratis e persino vestiti dalla corte.

FESTIVITA’ E DIGIUNI

L’osservanza del calendario della Chiesa di Roma è obbligatoria in quest’epoca.

I giorni di festa e di digiuno vengono tradotti nella vita dei laici in preghiere e variazioni di cibo.

Nei giorni di festa vengono serviti banchetti e piatti speciali. 

Ogni venerdì, alla vigilia di molte feste e durante i 40 giorni di Quaresima, si osserva il digiuno. 

Cioè digiuno se eri povero, non certo a Corte, dove osservare il digiuno significa solo che la carne è fuori dal menù, ma non il pesce.

Un po’ come da noi oggi la vigilia di Natale.

IL “DIGIUNO” DELLA VIGILIA ALLA CORTE TUDOR

Per farvi comprendere come è il ”digiuno” prima delle feste alla corte Tudor, ecco un menù servito a Enrico VIII e Caterina d’Aragona nel 1526. 

CENA 

Prime portate:

-Cheat pane e manchett

Il cheat è il pane preparato con farina di seconda qualità, cheat in inglese vuol dire “inganno” e sembra che questa parola derivi proprio da questo tipo di pane.

Mentre il manchett è il pane di farina di prima qualità, ovvero il pane bianco con farina raffinata, di solito ha la forma di pagnotte tonde.

-Birre varie (senza luppolo)

-Vini

-Aringhe

-Pottage (un brodo denso)

-Organe  Lyng (forse un piatto di merluzzo?)]

-Poudred Eales or Lamprons (non ho trovato la traduzione del primo, ils econdo forse è la lampreda )

-Luccio 

-Calver salmon (salmone cotto con ancora le uova dentro?)

-Merlango (un tipo di pesce simile al merluzzo)

-Eglefini e Triglie 

-Platesse o triglie

-Orata di mare o Soalles (?)

-Gronghi, Door (forse un piatto ricoperto o glassato con una sostanza gialla o con latte di mandorla)

-Porpoise, seale (Focene e foche ?!)

-Carpe, Trote

-Granchi, Aragoste

-Crema pasticciera

CENA

Seconde portate

-Pottage

-Storione 

-Carpa

-Pesce persico o altro piatto

-Anguille con lampredotti arrostiti

-Spine dorsali di salmone grigliate 

-Crayfish ( un crostaceo notturno d’acqua dolce che ricorda una piccola aragosta e abita corsi d’acqua e fiumi)

-Gamberetti

-Crostate

-Fritelle

-Frutta

-Semi cotti (di mele)

-Arance

-Burro e uova

Insomma possiamo dire che è una giornata di pesce, non certo di digiuno.

Perfino alla servitù gli va bene; per una giornata di pesce possono mangiare pane, birra, aringhe o molva salata (merluzzo).

Tutto questo “digiuno” sparisce totalmente durante i giorni di festa e in altre occasioni speciali: 

Vengono preparati elaborati banchetti della durata di molte ore con molte portate.

Cena natalizia Tudor (ricostruzione)

Inutile dire che l’indigestione è un problema costante a corte e si cercano avidamente rimedi per alleviarla. 

SAPORI ESOTICI ALLA CORTE TUDOR

Insieme alle carni più familiari come il maiale, il manzo e l’agnello, ci sono molti animali, uccelli e pesci che oggi raramente si trovano in un menu; alcuni di loro sono ora specie protette.

Cappone, vitello, lepre, coniglio, piccione e pavone; uccelli come beccaccino, alzavola, fischione, chiurlo, tarabuso, quaglia, oca, cigno, gabbiano, airone, mestolone, cicogna e garzetta oltre a numerosi tipi di pesci tra cui salmoni e trote ma anche lucci e delfini.

La maggior parte del cibo, pesce o carne, viene servito dentro o accompagnato da salse aromatizzate con erbe e spezie. 

Cannella, zenzero, macis e altre spezie vengono comunemente aggiunte a molte ricette.

Il sale è un bene importante, utilizzato sia per la conservazione che per il condimento; il consumo medio giornaliero di sale alla corte Tudor è di 20 grammi al giorno oltre tre volte l’assunzione raccomandata oggi.

Anche lo zucchero svolge un ruolo importante nella dieta della corte ed è usato come spezia in piatti sia dolci che salati. Viene importato dalla Persia (l’odierna Iran) attraverso Anversa, dove viene raffinato e trasformato da sciroppo appiccicoso in coni solidi chiamati “pan di zucchero”. 

Ingredienti vari e “pan di zucchero”

Queste pagnotte vengono spezzate dai cuochi e macinate con un mortaio e un pestello per ottenere diversi gradi di finezza: dallo zucchero semolato al finissimo zucchero a velo.

NUOVI FRUTTI 

Fonte.

Caterina d’Aragona, la prima moglie di Enrico, contribuì a rendere popolari le arance dalla sua nativa Spagna ed Enrico si divertiva a conservarle in marmellate.

Lo stesso Enrico introduce l’albicocca nei giardini di Nonsuch Palace. 

La frutta viene portata anche da altri palazzi per la mensa del re. Dal mediterraneo vengono importati limoni, arance, olive e mandorle molto costose e la loro ostentatezza rafforza la ricchezza e lo status del re.

NIENTE FISH AND CHIPS DAI TUDOR

In quest’ epoca si mangiano molti ortaggi comuni anche ai giorni nostri, come cavoli, piselli, fave, porri, cipolle insieme a tanti tipi diversi di frutta come mele, pere, ciliegie, prugne e fragole che portato in tavola colori e sapori di stagione.

Ma l’alimento base della dieta Inglese moderna, ovvero LA PATATA, non è ancora disponibile.

Ma allora qual è l’alimento base della dieta ai tempi dei Tudor?

MANGIA LA TUA CROSTA DI PANE!

Il PANE è l’ alimento più importante della dieta Tudor, sia per i ricchi che per i poveri. Viene consumato ad ogni pasto e utilizzato in molti piatti.

Fonte.

Si prepara allo stesso modo del pane di oggi usando lievito e acqua, ma con diversi tipi di farina:

Maslin: un pane di farina mista del tipo più grossolano.

Cheat: Il pane di tutti i giorni preparato con la farina integrale setacciata.

Manchet: da cui si ricava il pane più costoso preparato con farina finemente setacciata, sono dei panini bianchi molto apprezzati dai ricchi. 

PANE STOVIGLIA

Usato come addensante per gli stufati o posto sul fondo delle ciotole per assorbire i succhi, il pane è persino usato come tipo di tovagliolo per pulire il coltello, il cucchiaio o le dita, mentre si mangia.

Ma il pane raffermo, vecchio di almeno quattro giorni, viene usato come vero e proprio piatto o tagliere, almeno fino a quando i piatti di legno e peltro non entrano nell’uso popolare.
Nelle mense nobili però questi piatti di pane non si mangiano ma vengono, come tutti gli altri avanzi, distribuiti ai poveri dopo l’uso.

LE BEVANDE DEI TUDOR

SE IL VINO E’ COSTOSO ALLORA E’ BUONO!

Oggi siamo abituati a un mondo di snobismo enologico: gente che litiga per l’uva migliore, per il terreno migliore.

Questo è un mondo lontano dalla comprensione del vino dei Tudor.

Il vino viene dall’estero, quindi è costoso, e quindi buono! 

Secondo loro più forte e scuro è il vino, meglio deve essere. 

A corte quello preferito è il vino rosso della Guascogna nella Francia occidentale. 

Nonostante non si intenda affatto di vino, paradossalmente la corte inglese è famosa per la grande varietà di vino disponibile alle loro tavole. 

Andrea Boorde (1490-1549) viaggiatore e medico inglese, ha scritto:

“ Tutti i regni del mondo non hanno così tanti tipi diversi di vini, come in Inghilterra”.

Se ai giorni nostri, più il vino è vecchio più è buono, dai Tudor il vino si beve molto giovane: in vigna ad agosto, in tavola a novembre. Questa prima importazione di vino è conosciuta come “vintage” (vino di quell’anno). 

Il vino risulta piccante al gusto e viene spesso diluito con acqua o addolcito con zucchero e spezie. Una seconda importazione arriva in Inghilterra nella tarda primavera ed è conosciuta come “reck”. 

Si pensa che sia di una qualità superiore. 

Dopodiché bisogna aspettare l’autunno prossimo per il vino novello. 

Il vino viene consegnato nelle regge reali (come quella di  Hampton Court) in grandi botti.

La cantina del vino ad Hampton.

La brocciatura o l’apertura delle botti per rimuovere il vino, consente all’aria di entrare nella botte, questo può influenzare il gusto del vino, finendo per inacidirlo in aceto. Per questo il compito principale dei cantinieri e dei maggiordomi è garantire che il vino sia adatto alla tavola e corrisponda al gusto richiesto per ogni pasto, annaffiando, mescolando, aggiungendo zucchero e così via.

Il vino è a disposizione dei ranghi più alti della corte e viene bevuto più in generale nei giorni di festa, anche se i vini migliori sono riservati alla mensa del re.

Al Campo del Panno d’Oro nel 1520, c’erano persino fontane da cui scorreva vino per tutta la corte.

Ricostruzione della fontana di vino del Campo del panno d’oro ad Hampton Court.

Altre bevande molto popolari oltre il vino sono l’ Hypocras, una bevanda speziata ottenuta aggiungendo al vino zucchero e spezie come cannella, zenzero, chiodi di garofano e noce moscata, è considerato un ottimo digestivo e viene spesso gustato a fine pasto.

ARRIVA LA BIRRA

Fonte.

L’era Tudor vede l’introduzione della birra in Gran Bretagna.

In precedenza la bevanda più comune è stata una bevanda simile, ma senza luppolo.

Il luppolo nella birra, oltre che a conferire un sapore amaro, funge da conservante, il che significa che la birra può essere trasportata più lontano dal luogo di produzione e durare più a lungo in magazzino, rispetto alle due settimane classiche di durata di conservazione della birra. 

Il luppolo.

La nuova birra del continente è sbarcata in Inghilterra come una nuova bevanda alla moda.

Il reparto che ospita la birra a alla corte di Hampton, prima che venga portata in tavola, si chiama “buttery” (la burrosa). Anche se dal nome può far pensare ai prodotti lattiero-caseari, in realtà deriva dalla parola francese per una bottiglia (bouteille). 

A Hampton Court due grandi cantine ospitano la birra che viene servita a coloro che cenano nella Sala Grande.

I cortigiani della Sala Grande possono consumare fino a 600.000 galloni di birra all’anno, sebbene il suo contenuto alcolico fosse normalmente inferiore al 5%.

I Tudor godono anche di una varietà di altre bevande come il perry a base di pere, sidro e vari alcolici, ma rimane incerto fino a che punto questi sono bevuti a corte.

Succhi di frutta, tè, caffè, cacao e bevande gassate sono tutte sconosciute ai Tudor e il latte è visto come una bevanda per i giovani o per i malati.

L’ACQUA E’ POTABILE?

Abbiamo un’immagine del passato in cui le persone evitano di bere acqua a favore di vino o birra. 

Questo è vero fino a un certo punto, specialmente quando si viaggia. 

Per fare la birra si utilizza acqua che viene bollita e quindi sterilizzata, questo la rende più sicura da bere rispetto a un’acqua proveniente da una fonte sconosciuta. Questo vale ancora oggi, quando in vacanza all’estero ci viene consigliato di bere solo acqua in bottiglia per evitare spiacevoli effetti collaterali.

Ma questo non significa che le persone del 1500 non bevessero acqua!

MA COSA MANGIA POPOLO?

Una tranquilla cena familiare.

La famiglia inglese media, come quelle di tutto il mondo, si nutre principalmente  di verdure e legumi per lo più bolliti o stufati e occasionalmente integrati con carne o pesce conservati.

Certo nelle belle stagioni c’è più disponibilità di frutta e verdura fresca, e quindi più varietà a tavola.

Gli animali sono una grande risorsa per le proteine ​​durante tutto l’anno, forniscono uova, latte e altri animali attraverso l’allevamento. 

Questa generosità sarebbe andata persa se li avessero mangiati.

Di conseguenza la carne fresca è una prelibatezza rara, e la carne degli animali macellati viene spesso conservata affumicandola, o salandola per renderla disponibile il più a lungo possibile durante tutto l’anno.

Questo accade nella maggior parte delle famiglie dell’epoca, ma non alla corte dei Tudor, dove i commensali possono mangiare carne fresca e un’ampia varietà di cibi freschi tutto l’anno.

BIBLIOGRAFIA

Susanne G., Brett D., Richard F. and Marc M “The taste of the fire”, The story of Tudor Kitchens at Hampton Court Palace, Surrey, Historic Royal Palace, 2007, 48 p. (Le immagini del post, senza fonte o timbro sono state scannerizzate da questo libro)

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Questo post è frutto di duro lavoro e ricerca storica, siete liberissimi diffonderlo a patto che citiate il mio blog 🍓

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