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PETER PAN E IL SUO FANTASTICO MONDO

Ciao a tutti Domini🍓

Vi siete stancati di crescere? Allora questo post fa proprio per voi!

Oggi ci addentreremo nel fantastico mondo del bambino che non voleva crescere, scopriremo come nascono veramente i bambini, le strane (e a volte cattive) abitudini delle fate, ma soprattutto scopriremo la vera storia di Peter Pan!

Perchè il mondo di Peter Pan è un vero e proprio mondo fantasy!

E se pensate che la storia di Peter pan comincia con l’incontro con Wendy, bè oggi cambierete idea!

Prima dell’isola che non c’è, dei bambini sperduti e di Capitan Uncino, c’era Peter, un bambino nato da una sola settimana, il cui destino sarebbe cambiato per sempre…

Ma prima di scoprire questo piccolo universo fantasy occorre un breve accenno alle fonti di questo universo, ovvero i libri di Peter Pan!

LA PRIMA APPARIZIONE DI PETER PAN

Il primo libro dove appare Peter Pan è L’uccellino bianco  pubblicato nel 1902.

Il romanzo descrive in prima persona il rapporto di amicizia tra l’alter ego di Barrie, il Capitano W, un ufficiale reduce di guerra, quarantenne e scapolo, e David, il figlio di una sua vicina, Mary, e dei loro spensierati giochi ai Giardini di Kensington.

E’ in questo libro che si accenna per la prima volta a Peter Pan.

Peter è un bambino che non vuole crescere e scappa a solo una settimana di vita nei Giardini di Kensington, dove fa amicizia con gli animali e col Piccolo Popolo, tra cui le Fate, che popolano i Giardini dall’Ora di Chiusura all’Ora di Apertura.

IL SUCCESSO DI PETER PAN

Due anni dopo andò per la prima volta in scena l’opera teatrale Peter Pan, il bambino che non voleva crescere.

L’opera ebbe così tanto successo che Barrie riunì i capitoli che racchiudevano le storie di Peter Pan nell’”uccellino bianco” in un unico romanzo chiamandolo Peter Pan nei Giardini di Kensington pubblicato nel 1906.

Peter Pan nei Giardini di Kensington
Libro “Peter Pan nei giardini di Kensington” del 1910

Ma il libro più famoso che ispirò l’omonimo film della Disney sarà Peter e Wendy pubblicato nel 1911.

Sia l’opera teatrale sia il romanzo sono stati ispirati dall’amicizia tra l’autore e i bambini Llewelyn Davies, tre bambini che divennero amici di Barrie.

PETER PAN E IL SUO FANTASTICO MONDO

Le prime storie di Peter Pan si svolgono tutte nei giardini di Kensington a Londra, splendidi giardini tuttora esistenti.

Ci siete mai stati?

I GIARDINI DI KENSINGTON

giardini di Kensington oggi
Mappa dei giardini di Kensington oggi

I Kensington Gardens sono molto antichi, un tempo erano i giardini privati di Kensington Palace e sono tra i Parchi Reali di Londra. .

In origine erano la sezione occidentale di Hyde Park, che era stata creata da Enrico VIII nel 1536 per essere utilizzata come terreno di caccia. 

Furono separati dal resto di Hyde Park nel 1728 su richiesta della regina Carolina.

Bridgeman creò la Serpentina (dove si trova l’isola degli uccelli di Peter Pan) tra il 1726 e il 1731 sbarrando il deflusso orientale del fiume Westbourne da Hyde Park.

Ancora oggi come ai tempi di Barrie, i Kensington Gardens sono aperti solo durante le ore diurne.

I Giardini di Kensington nel libro di Peter Pan
I Giardini di Kensington nel libro di Peter Pan

Che ci crediate o no, è proprio nei giardini di Kensington che nascono tutti i bambini di Londra!

I BAMBINI-UCCELLINI

Nel mondo di Peter Pan tutti i bambini prima di nascere erano uccellini.

E per questa ragione che sulle finestre delle camere dei neonati ci sono le sbarre come anche davanti ai caminetti, perché i piccoli a volte dimenticano di non avere più le ali e provano a volarsene via dalle finestre o dal camino.

tordo
Un tordo che presto diventerà un bambino.

Ma da dove vengono questi bambini-uccelli?

Nei Giardini di Kensington c’è un lago, il Serpentine (che prende il nome dal ponte che lo attraversa), in questo lago si trova l’Isola degli Uccelli

L'isola degli uccelli nei Giardini di Kensington
L’isola degli uccelli nei Giardini di Kensington

Dentro quest’isola nascono tutti gli uccelli che diventeranno poi bambini e bambine.

Ma attenzione quest’isola è ben nascosta e nessuno può raggiungerla se non in volo, poiché agli umani non è permesso approdare con le barche; inoltre è circondata da pali infilati nell’acqua, su ognuno dei quali, giorno e notte, è appollaiato un uccello sentinella. 

Nell’isola degli uccelli comanda incontrastato il corvo Salomone.

Salomone il corvo
Salomone il corvo

E’ Salomone che dirige stormi di fringuelli, tordi e passeri nelle case di Londra, a diventare bambini.

A lui le future mamme donne indirizzano lettere supplichevoli: chiedendogli i figli per loro più belli.

Se i futuri genitori vogliono esprimere qualche preferenza sul loro nascituro (maschietto o femminuccia, capelli biondi, neri ecc) basta che lo scrivono su un pezzo di carta, ripiegarlo dandogli la forma di una barchetta e posarlo sul pelo dell’acqua: raggiungerà presto l’isola degli uccelli.

Barchetta di carta

Ovviamente chiedono sempre uno dei migliori, e se la lettera è di suo gradimento Salomone ne manda uno di Classe A, ma se non gli piace ne manda uno strambo.

A volte non ne manda nessuno, altre volte una nidiata intera; dipende dall’umore che ha al momento. 

Una cosa molto importante però è avere sempre cura di scrivere il vostro indirizzo a chiare lettere.

Non riuscireste mai a immaginare quanti bambini Salomone ha mandato nelle case sbagliate! 

Gli uccellini che nascono nell’Isola degli uccelli sul lago Serpentine, vengono poi mandati per una settimana nei giardini di Kensington, dove stanno a contatto con le fate e le creature magiche.

Dopo una settimana vanno finalmente nelle case delle loro nuove mamme, dove pian piano diventano bambini umani e dimenticano di essere stati uccellini…

Anche il piccolo Peter Pan è nato così ma lui ha avuto un destino diverso come vedremo.

LE FATE NEI GIARDINI DI KENSINGTON

Le fate

Che esistessero degli abitanti fatati dei giardini di Kensington lo sapeva già il poeta Thomas Tickell che le nominò nella poesia intitolata Kensington Gardens nel 1722.

Dopo la chiusura dei cancelli, le fate ed altri magici abitanti del parco possono muoversi più liberamente che di giorno, durante il quale si nascondono dalle persone ordinarie. 

COME NASCONO LE FATE

Quando il primo bambino rise per la prima volta, la sua risata si sbriciolò in migliaia di frammenti che si sparpagliarono qua e là. 

Fu così che nacquero le fate.

Ci sono fate ovunque ci siano bambini. 

Tanto tempo fa ai bambini era vietato l’ingresso ai Giardini, e infatti a quel tempo non c’erano neppure le fate. 

Poi i bambini furono ammessi e le fate arrivarono a stormi quella sera stessa.

Non possono fare a meno di seguire i bambini, ma è raro che le si veda.

Quando i bambini sono uccelli conoscono bene le fate; infatti durante la prima infanzia si ricordano molte cose sul loro conto, ma poi crescendo dimenticano tutto.

E’ difficile vedere le fate nei Giardini di kensington perchè in genere 

fingono di essere altre cose. 

Di solito fingono di essere un fiore perché nei giardini un fiore è la cosa che attira meno l’attenzione. 

Fiori o fate?
Fiori o fate?

Si vestono esattamente come un fiore, e cambiano con l’alternarsi delle stagioni, vestendosi di bianco quando sbocciano i gigli, di blu quando è tempo di giacinti, e così via.

Amano la stagione del croco e del giacinto perché hanno un debole per i colori, ma i tulipani (tranne quelli bianchi, che utilizzano come culle) li ritengono di cattivo gusto, e spesso rimandano per giorni il momento in cui devono vestirsi da tulipani. 

Quindi, il periodo migliore per sorprenderle è durante la loro fioritura.

Un buon trucco per vederele cose consiste nel camminare guardando da una parte e poi girarsi di scatto.

Un altro buon trucco, è fermarsi a fissarle. 

Dopo un po’, non possono fare a meno di battere le palpebre, e in quel momento si è certi di vedere una fata. 

LE CASE DELLE FATE

Le casette delle fate, è inutile cercarle, perché si riescono a scorgere solo quando fa buio, ma non di giorno, perché hanno il colore della notte.

Questo non vuol dire che sono nere, perché la notte, al pari del giorno, ha i suoi colori, persino più brillanti, ad esempio l’azzurro, il rosso e il verde delle fate sono simili ai nostri, ma con una luce che li illumina da dietro.

LA REGINA DELLE FATE

Le fate hanno una regina, la Regina Mab che vive in uno splendido palazzo composto interamente da vetri colorati ed è la più bella tra tutte le residenze reali, tuttavia spesso la Regina si lamenta perché il suo popolo ha l’abitudine di sbirciare dentro per spiarla.

Mab, la regina delle fate
Mab, la regina delle fate

Le fate sono creature molto curiose, e tendono a premere con forza il viso contro i vetri, e questo è il motivo per cui hanno tutti il naso all’insù.

La regina è sempre protetta dalla Guardia Reale che dispone di un reggimento di Lancieri armati di ramoscelli di agrifoglio.

CARATTERISTICHE DELLE FATE

le fate

Le fate sembrano sempre affaccendate, come se non avessero un attimo per riposarsi, ma se chiedeste loro cos’è che stanno facendo, non ve lo saprebbero dire. 

Sono terribilmente ignoranti, e quello che fanno è solo apparenza. Hanno un postino, che però arriva solo a Natale con la sua cassettina, e benché abbiano delle scuole discrete, non vi insegnano nulla. 

Inoltre, poiché la bambina più piccola è la persona più importante, viene scelta sempre come direttrice, e una volta terminato l’appello, i bambini escono a passeggiare e non fanno più ritorno.

I NEONATI CONOSCONO IL LINGUAGGIO DELLE FATE

Sembra che i bambini piccoli parlino un linguaggio intelligibile.
Ma in realtà parlano la lingua delle fate.
Durante le prime settimane di vita infatti, imitano le loro abitudini e gli ci vogliono circa due anni per adeguarsi ai comportamenti degli esseri umani.
Le fate sono anche ottime danzatrici, ecco perché una delle prime cose che fa un bambino è quella di farvi segno di danzare per lui, e quando lo fate comincia a strillare di gioia.

I CERCHI DELLE FATE

Le fate tengono i loro grandiosi balli all’aria aperta, in quelli che vengono chiamati Cerchi delle Fate. 

Dopo un ballo, per settimane, è possibile vedere i cerchi impressi sull’erba.

I cerchi delle fate
I cerchi delle fate

Questi cerchi si formano quando le fate ballano in tondo. 

Se vi capita di vedere dei funghi nel cerchio; in realtà sono le sedie delle fate che la servitù ha dimenticato di spostare.

Le sedie e i cerchi sono gli unici segni che queste piccole creature si lasciano dietro, e farebbero sparire anche questi se non amassero così tanto il ballo da muovere i piedi fino all’istante prima dell’Apertura dei Cancelli.

IL GRAN BALLO DELLE FATE

Quando viene la sera del Gran Ballo, le fate arrivano in centinaia; quelle sposate indossano le fedi matrimoniali intorno alla vita mentre i maschi, tutti in uniforme, reggono gli strascichi delle femmine con  i valletti che corrono in testa al corteo con gli alchechengi, che le fate adoperano come lanterne.

Un volta che tutti sono arrivati ci si siede a tavola.

Sulla tavola imbandita la Regina Mab siede a capotavola e alle sue spalle si trova il Gran Ciambellano che tiene in mano un dente di leone sul quale soffia ogni qualvolta Sua Maestà desideri sapere l’ora. 

La tovaglia varia a seconda della stagione, se è maggio allora sarà fatta di fiori di castagno.

La tavola delle fate
La tavola delle fate

Hanno veri bicchieri e vero vino di tre qualità: vino di prugnolo, vino di crespino e vino di primula ed è la Regina che lo mesce, ma le bottiglie sono così pesanti che fa solo finta di versarlo.

La cena comincia con pezzi di pane e burro grossi come monete da tre pence, e termina con pasticcini. 

All’ inizio le fate sedute sui funghi si comportano educatamente – quando tossiscono si coprono la bocca con la mano e cose del genere – ma dopo un po’ le buone maniere spariscono e infilano le dita nel burro (che ricavano dalle radici dei vecchi alberi), e quelle più spiacevoli strisciano sul tavolo in cerca di zucchero o altre prelibatezze da leccare. 

Quando la Regina se ne accorge, dà ordine ai servi di sparecchiare e così le danze hanno inizio. 

Fate che danzano.
Fate che danzano.

La Regina cammina in testa, seguita dal Gran Ciambellano con due piccoli vasi, uno dei quali contiene succo di violacciocca gialla e l’altro succo di dittamo. 

Il succo di violacciocca viene utilizzato per rinvigorire i ballerini che cadono a terra stremati e il succo di dittamo lenisce le ferite. 

Le fate si feriscono molto facilmente e quando Peter comincia a suonare sempre più veloce, cadono a terra prive di forze.

E sì ho detto Peter perchè lui  è l’orchestra delle fate.

Rimane seduto al centro del cerchio e le fate non si sognerebbero mai di cominciare un ballo senza di lui.

Peter Pan suona al Gran Ballo delle fate
Peter Pan suona al Gran Ballo delle fate

Pensate che sugli inviti che vengono mandati alle famiglie delle fate benestanti c’è scritto, nell’angolo in basso, «P.P.». 
Ora che sappiamo tutto sul popolo della fate, occorre fare un piccolo (o grande) salto temporale, per scoprire come è nato Peter Pan.

LA NASCITA DI PETER PAN

Peter Pan è molto vecchio, anche se ha sempre la stessa età.

Come tutti i bambini di Londra, anche lui nacque come uccellino nell’isola degli uccelli e stette una settimana nei giardini di Kensington per poi andare dalla sua nuova mamma.

Ma dopo solo una settimana da bambino, volò via dalla finestra di casa e tornò ai Giardini di Kensington. 

Da quel momento la sua età rimase di una settimana.

Ma se pensate che Peter sia stato l’unico bambino che abbia mai desiderato scappare, vuol dire che avete dimenticato del tutto i vostri primi giorni di vita.

Infatti è per questo che si mettono le inferriate alle finestre quando si hanno dei neonati nati da poco.

Ma la finestra del piccolo Peter era priva di inferriate.

E così Peter Pan riuscì a volare via dalla finestra.

Peter scappa dalla sue cameretta
Peter scappa dalla sue cameretta

Appena vide i Giardini di Kensington si scordò completamente che adesso era un bambino in camicia da notte.

Ma come faceva Peter a volare senza più le ali da uccellino?

Semplicemente era certo di avere la capacità di farlo.

Ma attenzione, nel momento in cui dubiti di poter volare, perdi per sempre la facoltà di farlo. 

Una volta atterrato nei giardini già aveva dimenticato di essere una creatura umana e si credeva un uccello, persino nell’aspetto, proprio come nei suoi primi giorni di vita.

Si accorse, comunque, che doveva essere passata l’Ora di Chiusura perché c’era un gran numero di fate tutt’intorno, tutte troppo indaffarate per avvedersi della sua presenza.

Alla fine andò a dormire sul salice piangente lungo la Passeggiata Piccola. 

C’era qualcosa che desiderava con tutte le sue forze, ma, anche se sapeva di volerlo, non riusciva a capire di cosa potesse trattarsi. Quello che desiderava così ardentemente era che sua madre gli soffiasse il naso, tuttavia questo pensiero non lo sfiorò mai e così decise di chiedere delucidazioni alle fate.

Ma Peter scoprì con sgomento che ogni creatura fatata fuggiva da lui.

Presto i Giardini furono in tumulto.

Un reggimento di Lancieri, armati dei ramoscelli di agrifoglio, arrivò alla carica.

Ogni essere vivente lo evitava, perfino gli uccelli come lui (così almeno lui  credeva), Peter Pan si sedette e pianse.

Peter allora raggiunse in volo l’isola degli uccelli su lago nella Serpentine per esporre il suo bizzarro caso a Salomone il Corvo, e vi atterrò con un senso di sollievo, rincuorato dal fatto di essere finalmente tornato a casa, come gli uccelli chiamano l’isola. 

Peter e Salomone
Peter e Salomone

Salomone ascoltò tranquillamente le vicissitudini di Peter e gli spiegò che lui non era più un uccello.

Lo shock fu talmente grande che il raffreddore gli passò di colpo. 

Per la prima volta da quando era saltato sul davanzale della finestra, ricordò una donna che l’aveva sempre trattato con amore.

Allora pensò di voler tornare da sua madre.

Ma Peter non aveva più fede e quindi aveva perso la capacità di volare, quindi non poteva più tornare né da sua madre né ai giardini di Kensington, insomma era condannato a vivere per sempre nell’isola degli uccelli.

Tuttavia Salomone gli promise di insegnargli tutti i trucchi degli uccelli che un essere dalla forma così goffa avrebbe potuto imparare. 

Ma Peter non sarebbe più stato né umano né un uccello, ma un mezzo-mezzo.

PETER NELL’ISOLA DEGLI UCCELLI

Gli uccelli dell’isola non si abituarono mai alla sua presenza. 

Uscivano dalle uova tutti i giorni e iniziavano subito a ridere di lui, poi volavano via per diventare esseri umani, così all’infinito.

Peter che si lavava, beveva o mangiava era molto interessante per gli uccelli dell’isola, in migliaia lo circondavano quotidianamente per vederlo all’opera, proprio come si osservano i pavoni.

Gli uccelli dei Giardini gli portavano da mangiare briciole di pane perché così Salomone aveva ordinato, perché Peter non si cibava di insetti o vermi.

Gli uccellini guardano Peter mangiare
Gli uccellini guardano Peter mangiare

Peter non indossava più la sua camicia da notte perchè gli uccelli gliene chiedevano continuamente dei fili per rivestire i loro nidi; e poiché era di buon cuore, non era capace di rifiutarsi e così, dietro consiglio di Salomone, aveva nascosto quanto ne rimaneva.

Ma, anche se adesso era praticamente nudo, ma non ci badava minimamente, era sempre molto felice e allegro, e questo perché Salomone gli aveva insegnato ad avere un cuore felice.

Accontentarsi di poco, per esempio, tenersi sempre occupato, e qualunque cosa facesse, pensare che fosse una faccenda della massima importanza. 

Peter si specializzò nell’aiutare gli uccelli a costruire i nidi e presto fu in grado di costruirli meglio di molti di loro.

Peter aveva il cuore talmente felice che avvertiva il bisogno di cantare tutto il giorno, proprio come gli uccelli che cantano di gioia, ma essendo in parte un essere umano, gli serviva uno strumento e così si costruì un flauto di canne.

Flauto di Pan
Il flauto di Pan di Peter

A volte, mentre è seduto sulla riva a suonare il suo flauto, Peter è sopraffatto da pensieri tristi, quanto avrebbe voluto giocare come gli altri bambini! 

Avrebbe potuto lasciare l’isola a nuoto, ma non sapeva nuotare.

Provò a farsi insegnare dalle anatre, ma erano esseri talmente stupidi! 

Quello che veramente voleva sapere era come stare a galla senza affondare, e le anatre dicevano che era impossibile spiegare una cosa così semplice.

PETER E L’ AQUILONE

Poi un giorno un prodigioso oggetto bianco precipitò nell’isola.

Gli uccelli dissero a Peter che era un aquilone

Gli spiegarono cos’è un aquilone e aggiunsero che probabilmente era sfuggito dalle mani di un bimbo ed era volato via. A Peter quell’aquilone piaceva perché era appartenuto a un bambino

Dopo la scoperta dell’aquilone a Peter venne in mente di usarlo per andare ai giardini.

Quindi pregò gli uccelli di far volare l’aquilone, con lui aggrappato alla coda.

E così si alzarono in volo un centinaio di uccelli con il filo nel becco. Peter si aggrappò alla coda, con l’intenzione di lasciarsi andare una volta sopra i Giardini. Ma l’aquilone si ruppe in volo e Peter precipitò nella Serpentina. Sarebbe annegato se non si fosse aggrappato a due cigni indignati che lo riportarono sull’isola.

Dopo questa scampata tragedia, gli uccelli dissero che non l’avrebbero più aiutato nella sua folle impresa. 

Sembrava tutto perduto, ma qualcosa di inaspettato stava per accadere.

IL SIGNOR SHELLEY

Shelley era un giovane poeta, e i poeti non diventano mai del tutto adulti.
I poeti disprezzano il denaro, tranne quello che serve per arrivare a fine giornata, e Shelley aveva quanto gli bastava, più una banconota da cinque sterline.

E così, mentre passeggiava per i Giardini di Kensington, prese la banconota e ne fece una barchetta che posò sulla Serpentina.
La barchetta raggiunse l’isola di notte. Una sentinella la portò a Salomone il Corvo il quale, in un primo momento, pensò che fosse il solito messaggio di una signora.
Ma rimase molto perplesso quando spiegò la barchetta di Shelley e chiese consiglio ai suoi assistenti, i quali giunsero alla conclusione che era stata mandata da una donna ingorda che voleva cinque bambini perché c’era stampato sopra un cinque.

Salomone esamina la lettera
Salomone esamina la lettera

Salomone rimase scandalizzato e in preda all’ira, e consegnò la lettera  a Peter.

Gli oggetti senza valore che giungevano sull’isola, di solito venivano donati a Peter come giocattoli. 

Ma Peter non ci giocò perché, essendo stato un buon osservatore durante la settimana in cui era stato un bambino comune, capì immediatamente di cosa si trattava. 

Con così tanto denaro, poteva sicuramente escogitare un piano per raggiungere i Giardini, ma gli serviva l’aiuto di Salomone.

Salomone pregustava l’idea di andare presto in pensione e per anni aveva a poco a poco riempito la sua calza.

La calza, appartenuta a qualche bagnante, era stata portata sull’isola dalla corrente e a quel tempo conteneva centottanta briciole di pane, trentaquattro noccioline, sedici croste, un nettapenne e il laccio di uno stivale. Una volta piena, Salomone calcolava che sarebbe stato in grado di andare in pensione in tutta tranquillità.-

La "pensione" di Salomone
La “pensione” di Salomone

Peter gli diede una sterlina, che tagliò dalla sua banconota con un pezzetto di legno affilato. 

Salomone divenne suo amico a vita (poteva andare in pensione prima!)  e decise di aiutare Peter, i due allora dopo essersi consultati, convocarono un’assemblea di tordi. 

Un tordo
Un tordo

Il piano era di Peter, ma lo espose Salomone.

Salomone propose ai tordi di costruire una barca per Peter . 

Chiesero proprio ai tordi questo lavoro perchè loro fanno i nidi con fango secco che diventa impermeabile all’acqua.

Peter in cambio gli avrebbe pagato un salario incredibilmente generoso di sei penny al giorno.

I tordi cominciarono a saltellare per la felicità e quel giorno stesso iniziò la realizzazione della barca.

L’ANNO DEI PASSERI

Tutte le consuete attività dei tordi furono rinviate.

Era il periodo dell’anno in cui avrebbero dovuto accoppiarsi, ma non un nido di tordo fu costruito eccetto il grande nido per Peter, e così Salomone presto si ritrovò a corto di tordi con i quali soddisfare le richieste provenienti dal continente.

I bambini robusti e piuttosto ingordi che fanno così bella figura nelle carrozzine, ma a cui viene facilmente il fiato grosso quando muovono i primi passi, un tempo erano tutti tordi, e spesso le donne richiedono proprio questi. 

Ma non essendo nati Tordi quell’anno, Salomone fece una furberia, mandò a prendere dai tetti delle case un sacco di passeri, ordinò loro di deporre le uova nei vecchi nidi dei tordi e spedì i loro piccoli alle donne giurando che fossero tordi! 

Passero
Un passero

Da allora, quello viene ricordato come l’Anno dei Passeri

Così, quando incontrate, adulti che si danno delle grandi arie, molto probabilmente appartengono a quell’annata. 

PETER TORNA AI GIARDINI DI KENSINGTON

Dopo mesi di lavoro, la barca fu terminata.

Quando fu rivestita di fango e il fango si seccò, Peter cominciò a dormirci. Dorme nella sua barca-nido ancora oggi.

Come tocco finale Peter tirò fuori una vela che aveva ricavato dalla sua camicia da notte.

E finalmente salì a bordo della sua barchetta e salpò dall’isola e  arrivò, con sua somma gioia, davanti ai Giardini.

Peter e la sua barchetta
Peter e la sua barchetta

Peter balzò a terra. 

Ma le fate gli si radunarono intorno con l’intenzione di ucciderlo, fortunatamente si accorsero che la vela era in realtà la camicia da notte di un infante.

Al che subito gli vollero bene e lo condussero tra mille premure dalla loro regina, la quale gli elargì l’onore di restare nei Giardini dopo l’Ora di Chiusura.

Da allora, gli fu concesso di recarsi ovunque volesse.

Questo fu il suo primo viaggio ai Giardini, che si svolse tanto tempo fa.

Ma Peter non invecchia mai.

Molto prima che giunga l’Ora di Apertura dei Cancelli, Peter se la svigna sull’isola, perché gli uomini non devono vederlo (non è un umano a tutti gli effetti). 

Quando sta nei Giardini Peter crede di giocare come un bambino vero, ma invece spesso gioca in modo completamente sbagliato .

Nessuno gli diceva come giocano i bambini, perché le fate se ne stanno quasi tutte nascoste fino al tramonto e quindi non ne sanno nulla.

Peter dovette scoprire molte cose da solo. 

Giocava spesso con una barchetta nel Laghetto Rotondo. In realtà non era una barchetta ma un cerchio che aveva trovato tra l’erba e chiedendosi come ci si potesse giocare, decise che l’avrebbe usato a mo’ di barca. Il cerchio affondava di continuo, ma Peter si infilava ogni volta in acqua per recuperarlo.

PETER TORNA DA SUA MADRE

Come accennato al capitolo delle fate, la musica del flauto di Peter era così apprezzata dalla fate che ben presto Peter, divenne l’orchestra ufficiale del ballo delle fate.

Peter Pan suona per le fate.

Una sera, finito il ballo, la Regina Mab ordinò a Peter di inginocchiarsi e gli disse che, per quanto aveva suonato bene, avrebbe esaudito il suo desiderio più grande.

Peter disse che desiderava andare da sua madre, a condizione di poter tornare nei Giardini se fosse rimasto deluso dalla visita.

Le fate si preoccuparono tutte, perché se Peter fosse tornato dalla madre avrebbero perso la sua musica e così la Regina per ingannarlo gli disse che il suo desiderio era troppo piccolo.

Peter allora le disse che al posto di uno grande e ne avrebbe scelti due piccoli.

L’altro desiderio l’avrebbe tenuto di riserva.

Allora le fate gli fecero il solletico sulle spalle e subito Peter sentì uno strano prurito e cominciò a sollevarsi sempre di più e si allontanò dai Giardini volando sopra i tetti delle case.

Peter vola per andare da sua madre.
Peter vola per andare da sua madre.

La finestra della sua cameretta era spalancata, proprio come pensava. Entrò.

Sua madre stava dormendo. 

Peter planò delicatamente ai piedi del letto e la guardò con attenzione.

Era felicissimo di avere una mamma così bella. 

Ma sembrava triste e Peter sapeva perché. 

Sapeva che non avrebbe dovuto far altro che sussurrare con un filo di voce «Mamma», e lei si sarebbe svegliata.

Peter era combattuto.

A volte guardava la madre con vivo desiderio; a volte, con uguale desiderio, la finestra. 

Di certo sarebbe stato piacevole tornare a essere il suo bambino, ma, d’altra parte, quante belle giornate aveva trascorso nei Giardini! Era davvero sicuro che gli sarebbe piaciuto indossare nuovamente degli abiti?

La madre si destò un poco perché le sentì dire: «Peter», come se fosse la parola più dolce del mondo. Peter restò seduto sul pavimento con il fiato in gola.

Se avesse detto di nuovo «Peter», lui avrebbe gridato «Mamma» e sarebbe corso tra le sue braccia. La madre, però, non disse più niente, e quando Peter tornò a guardarla lei si era riaddormentata, con le lacrime che le rigavano il volto. 

Questo rattristò molto Peter, allora si sedette sul letto e suonò con il flauto una meravigliosa ninnananna per sua madre e non smise finché non vide comparire sul suo volto un’espressione felice.

Aveva quasi deciso di essere di nuovo il bambino di sua madre, ma era incerto se cominciare proprio quella notte.

Era turbato dal secondo desiderio. 

Rinunciare al secondo desiderio sembrava uno spreco e, ovviamente, affinché venisse esaudito, doveva tornare dalle fate. Quindi promise di tornare dalla mamma più avanti, era sincero. 

Alla fine, volò via.

Passarono molte notti e molti mesi prima che Peter chiedesse alle fate di esaudire il secondo desiderio, dopo tutto, non c’era alcuna fretta, dal momento che sua madre non si sarebbe mai stancata di aspettarlo.

Ma un giorno si decise ed esaudì il suo secondo piccolo desiderio, e volò di nuovo da sua madre.

Ma questa volta la finestra era chiusa e c’erano delle inferriate.

Peter scrutò la stanza e vide sua madre che dormiva serena abbracciata a un altro bambino.

Peter urlò: «Mamma! Mamma!», ma lei non lo udì.

Invano picchiettò i suoi piccoli pugni contro le sbarre di ferro. 

Singhiozzando, se ne tornò ai Giardini e da allora non rivide più la sua cara mamma. 

MAIMIE MANNERING

Pochi sanno che non fu Wendy, la prima bambina ad incontrare Peter Pan.

Prima ancora ci fu Maimie Mannering, ma questo Peter l’ ha dimenticato.

Maimie aveva quattro anni, e aveva un fratello maggiore chiamato Tony di sei anni.

Maimie ammirava molto suo fratello.

Ma l’ammirazione Maimie per il fratello era del tutto infondata come vedremo.

Un giorno Tony le comunicò, con sicurezza ammirevole, che un giorno avrebbe voluto restare nei Giardini dopo la Chiusura dei Cancelli. 

Questo ci porta a un pomeriggio in cui i Giardini erano bianchi di neve.

Maimie e Tony avevano appena finito la loro consueta passeggiata nei giardini  con la bambinaia,  ma quando tornarono davanti al cartello dell’orario, i due fratellini si accorsero subito che il cartello dell’orario di chiusura dei giardini era cambiato, i Giardini chiudevano alle cinque e non più alle cinque e mezza. 

I due fratellini sapevano bene che questo era uno degli astuti espedienti delle fate e che l’Ora di Chiusura era stata modificata perché c’era un ballo in programma. 

Gli abitanti magici dei Giardini cambiano l'orario di chiusura dei cancelli.
Gli abitanti magici dei Giardini cambiano l’orario di chiusura dei cancelli.

Era l’occasione giusta per assistere a un ballo delle fate! 

Mamie quindi disse a Tony di fare una corsa fino al cancello e nascondersi nei Giardini e corsero via.

Ma Mamie subì un terribile shock: perché suo fratello, invece di nascondersi, superò il cancello e continuò a correre!

Allora Mamie in un impeto di protesta contro quel codardo piagnucoloso, corse a nascondersi da sola dentro ai Giardini.

I cancelli dei Giardini di Kensington si chiusero.

Quando l’eco dell’ultimo clang del cancello si spense, Maimie sentì distintamente una voce non umana: proveniente dall’alto che diceva «Finalmente!» 

Alzò gli occhi e vide un olmo che, sbadigliando, si sgranchiva le braccia. 

Maimie

E vide altri alberi fare la stessa cosa.

Tutti gli abitanti magici dei Giardini stavano uscendo allo scoperto.

Purtroppo Maimie si fece subito scoprire dai crisantemi che si allarmarono

A quel punto, l’intero regno vegetale fu piuttosto indeciso sul da farsi. 

Maimie però fu molto gentile con loro e aiutò alcuni alberelli fragili che ancora usavano le stampelle per muoversi, in questo modo fece amicizia con gli alberi.

Maimie aiuta gli alberi

LA MALATTIA DEL DUCA DELLE MARGHERITE

Ma in quel momento Maimie apprese che quel giorno la corte delle fate non era del consueto umore a causa del Duca delle Margherite, una creatura fatata proveniente dall’Oriente e affetta da una malattia spaventosa: era incapace di amare.

E benché avesse tentato con numerose dame in numerosi paesi, non era mai riuscito a innamorarsi.

La Regina Mab, colei che regna nei Giardini, aveva sperato che una delle sue ragazze sarebbe riuscita a conquistarlo ma non era successo ancora niente, il cuore del Duca rimaneva freddo.

Il Duca aveva il suo medico personale che sentiva il cuore del Duca appena gli veniva presentata una donna, e ogni volta scuoteva la testa calva e mormorava: «Freddo, proprio freddo!».

È facile scoprire dove si terrà un ballo delle fate, perché tra il luogo in questione e tutte le zone popolose dei Giardini vengono stesi dei nastri sui quali gli invitati possono camminare senza bagnarsi le scarpette

Quella notte i nastri erano di colore rosso e spiccavano splendidi sulla candida neve.

Maimie camminò per un po’ lungo uno di questi nastri finché non divennero una specie di ponte sopra uno stagno asciutto, sotto lo stagno Maimie vide che una fata vi era caduta dentro e non riusciva a uscirne.

La Piccola damigella si spaventò quando vide Maimie che correva in suo aiuto, ma un attimo dopo era già seduta sulla sua mano e chiacchierava allegramente con lei. 

Disse di chiamarsi Ombretta e, benché fosse una semplice cantante di strada, aveva intenzione di andare al ballo per tentare la sorte con il Duca. Sapeva di non essere niente di speciale, ma voleva provarci comunque, Maimie a disagio, perché in effetti la piccola creatura aveva un aspetto fin troppo insignificante per una fata. 

Maimie non sapeva che dire. 

Fortunatamente, si ricordò di suo padre e della vendita di beneficenza. Suo padre era andato a una raffinata vendita di beneficenza dove, il secondo giorno, con mezza corona era possibile ammirare le più belle dame di Londra, ma una volta tornato a casa, invece di mostrarsi insoddisfatto della moglie, aveva detto: «Mia cara, non immagini che sollievo vedere di nuovo un volto comune». 

Maimie ripeté la storia e Ombretta riprese coraggio.

Finalmente arrivarono alla Gran Ballo e Mamie si nascose e vide che la luce, ad altezza d’uomo, era composta da una miriade di lucciole che si tenevano per mano e formavano una volta abbagliante sopra il Cerchio delle Fate.

Era delusa di non vedere Peter Pan, ma purtroppo quella notte era in ritardo, la sua barca si era arenata sulla Serpentina tra banchi di ghiaccio vaganti.

Era arrivata Ombretta, la quale rivendicava il suo diritto di essere presentata al Duca.

E avvenne il miracolo.

Il Duca si era innamorato!

Ombretta tese le braccia al Duca e questi l’abbracciò; la Regina si gettò tra le braccia del Gran Ciambellano e le dame di corte si gettarono tra le braccia dei loro cavalieri, perché l’etichetta prevede di seguire sempre l’esempio della Regina. 

E così, in un istante, si celebrarono cinquanta matrimoni, perché, nel costume delle fate, gettarsi l’uno nelle braccia dell’altro equivale a sposarsi. Ovviamente deve essere presente un pastore. 

A quel punto Maimie uscì allo scoperto pazza di gioia per la buona sorte toccata alla sua piccola amica e si complimentò con lei.

Tutti si fermarono, la musica cessò, le luci si spensero.

Maimie si ricordò troppo tardi di essere una bambina sperduta in un luogo in cui gli umani non dovrebbero trovarsi a quell’ora.

Avvertì il mormorio della folla infuriata, vide migliaia di spade scintillanti assetate del suo sangue e, lanciando un urlo di terrore, scappò via. 

Corse così forte che stremata si lasciò cadere e si addormentò.

Ma ora le fate non avevano più alcun desiderio di farle del male perchè dopo che Maimie era scappata la nuova Duchessa Ombretta si presentò davanti alla Regina e chiese la grazia. 

Ogni novella sposa ha il diritto di chiedere una grazia e dopo che ebbero sentito come Maimie avesse aiutato Ombretta, permettendole così di partecipare al ballo per l’onore e la gloria di tutte loro, lanciarono tre urrà per la piccola umana e si misero in cammino come un esercito per ringraziarla.

Rintracciarono subito Maimie grazie alle impronte sulla neve.

Quando la trovarono, però, sembrava impossibile ringraziarla perché era sommersa dalla neve e non riuscirono a svegliarla.

Adempiono lo stesso alla cerimonia del ringraziamento: il Re fresco di nomina 8cioè il Gran Ciambellano) saltò sul corpo di Maimie e lesse un lungo discorso di benvenuto, anche se lei non udì una sola parola.

Ma presto si accorsero che Maimie correva il rischio di morire di freddo.

I Cupidi allora ebbero l’idea di costruirle intorno una casa, e immediatamente tutti capirono che era la cosa giusta da fare.

In un attimo ai suoi piedi spuntò un cantiere edile.

Quando la casetta fu terminata rimase lì a proteggere Maimie e lei non si accorse di nulla. 

Maimie poi si svegliò e si mise a sedere e la sua testa colpì il tetto, che si sollevò come il coperchio di una scatola.

Uscì dal tetto direttamente in giardino e finalmente vide la splendida casa in cui aveva passato la notte.

Era così estasiata che non riusciva a pensare ad altro.

Forse la casetta si spaventò nel sentire una voce umana, o forse sapeva di aver terminato il suo compito, perché cominciò a rimpicciolirsi non appena Maime aprì bocca.

Maimie batté i piedi arrabbiata e stava per mettersi a piangere quando sentì una voce gentile:

«Non piangere, graziosa creatura umana, non piangere». 

Quando si girò, vide un meraviglioso bambino nudo che la guardava con aria malinconica. 

Capì subito che doveva essere Peter Pan.

PETER E MAIMIE

Peter chiese premuroso a Mamie se avesse passato una buona serata.

Lei gli rispose di si, poi imbarazzata dalla sua nudità, gli chiese se non sentisse freddo.

Ma la parola “freddo” era un’altra delle parole che Peter aveva dimenticato, così rispose che non lo sapeva e che era un po’ ignorante perché non era proprio un bambino; ma un né-carne-né-pesce. 

E poi si presentò.

Ma Maimie già sapeva chi fosse come tutti i bambini che frequentano i Giardini.

Non potete immaginare quanto Peter fosse felice di apprendere che tutte le persone al di là dei cancelli lo conoscevano. 

Chiese subito se gli altri bambini sapevano che lui giocava proprio come loro.

Ma quando Peter le svelò in che modo giocava, ovvero facendo navigare il suo cerchio sul Laghetto Rotondo, lei ne rimase semplicemente sgomenta.

E dovette dirgli che il suo modo di giocare era completamente sbagliato.

Peter rimase così sconvolto che per la prima volta pianse per non so quanto tempo. 

Al che Maimie intenerita gli disse che gli avrebbe dato un bacio, ma nonostante Peter, un tempo, lo sapesse cosa fosse, aveva da tempo dimenticato cosa fossero i baci, così la ringraziò e tese il palmo della mano, pensando che Maimie gli stesse offrendo qualcosa da poggiarvi sopra.

 Maimie rimase scioccata da questa reazione, ma capì che non avrebbe potuto dargli delle spiegazioni senza che lui arrossisse dalla vergogna, così, diede a Peter un ditale che si ritrovò in tasca, e fece finta che fosse un bacio. 

un ditale
Un ditale

Peter le credette, e da quel giorno lo porta al dito.

Gli occhi di Maimie brillarono di ammirazione quando lui le raccontò le sue avventure, e soprattutto di come facesse avanti e indietro tra l’isola e i Giardini a bordo del Nido dei Tordi.

Mamie pensò che tutto questo fosse molto romantico ma per  Peter  anche quella era una parola sconosciuta, quindi, chinò il capo pensando che lei lo stesse biasimando. 

Quando Peter capì invece il vero significato urlò dalla gioia. 

Maimie gli disse allora che se voleva poteva darle un bacio.

A malincuore Peter cominciò a sfilarsi il ditale: pensava che lo rivolesse indietro. 

Ma Maimie, che aveva capito, gli disse che in realtà voleva un ditale e lo baciò. 

Allora Peter felice le diede altri ditali e a quel punto gli venne in mente un’incantevole idea e chiese  a Maimie di sposarlo.

Incredibile ma vero, la medesima idea era venuta nello stesso identico momento anche a Maimie. 

Ma subito a Mamie gli venne il dubbio che nella sua barchetta nido non ci sarebbe stato posto per tutti e due. Ma Peter la rassicurò che si sarebbero stretti di più e che comunque gli uccelli sarebbero stati felicissimi di averla con loro  e che avrebbero voluto i suoi vestiti per fare di nidi.

Maimie provò un moto di sdegno.

Allora Peter pensando di farle un complimento le disse che il motivo per cui l’amava così tanto è che assomigliava a uno splendido nido.

Queste parole fecero sentire Maimie a disagio e gli disse che ora stava  parlando più come un uccello che come un bambino, ed effettivamente anche il suo aspetto era più simile a quello di un uccello perchè dopotutto, lui non era  Né-carne-né pesce». 

Ma Peter si mostrò così ferito che Maimie aggiunse immediatamente che doveva essere una cosa meravigliosa.

Allora Peter gli chiese di stare con lei per sempre e si diressero insieme verso la barca, visto che l’Ora di Apertura dei Cancelli era ormai vicina.

Ma quando si avvicinarono alla Serpentina, Maimie venne scossa da un dubbio, e disse che ovviamente sarebbe andata a trovare spesso la mamma, molto spesso. Non era un addio definitivo.

Peter gli mentì le voleva così bene che sentiva di non poter vivere senza di lei.

Si ripeteva che presto Maimie avrebbe dimenticato la sua mamma e sarebbero stati felici insieme per sempre.

Ma persino dopo aver visto la barca e aver esclamato entusiasta quanto fosse adorabile, Maimie continuò a parlare tremante di sua madre che se non avesse la certezza di poter tornare sua madre non sarebbe mai venuta con lui.

Peter cercò con tutte le sue forze di non guardarla, tentò di allontanarsi, ma alla fine fece un gran sospiro, saltò sulla riva e si mise a sedere infelice nella neve.

Le disse che lei non conosceva le madri bene quanto lui e così le raccontò la triste storia di come fosse stato chiuso fuori, e Maimie singhiozzò tutto il tempo. 

Allora Peter e Maimie sentirono che in Cancelli si stavano aprendo e Peter saltò agitato sulla sua barca.

Adesso era certo che Maimie non sarebbe andata con lui, e stava facendo ricorso a tutto il suo coraggio per non piangere. 

Ma Maimie singhiozzava addolorata, aveva paura che sua madre si fosse già dimenticata di lei come era accaduto a Peter!

Peter allora le disse che sarebbe tornato a cercarla quella notte, ma pensava che Mamie fosse ancora in tempo a tornare da sua madre.

Impresse un ultimo ditale sulle sue labbra, e si coprì il volto con le mani per non vederla andar via. 

Maimie si gettò tra le sue braccia, come nei matrimoni delle fate, e poi corse via. 

Quella notte Peter tornò nei Giardini non appena udì risuonare l’Ora di Chiusura, ma non trovò Maimie, e così seppe con certezza che aveva fatto in tempo.

A lungo sperò che Maimie tornasse da lui, ma lei non tornò mai più.

Avrebbe voluto, ma aveva paura che se avesse rivisto il suo amato Né-carne-né-pesce si sarebbe attardata con lui troppo a lungo, e inoltre la sua bambinaia indiana adesso la teneva sempre sott’occhio. 

PETER E LA CAPRA

A casa Maimie parlava spesso e con amore del suo Peter, e gli fece anche una presina di lana, di quelle che si usano per prendere i bollitori, e un giorno, mentre si stava chiedendo cosa avrebbe potuto regalargli per Pasqua, sua madre le suggerì premurosa che una capra sarebbe stata perfetta per lui, poteva cavalcarla e contemporaneamente suonare il flauto.

Decisero allora di regalargli la capra di peluche del fratello Tony.

Il giorno successivo si recarono entrambe ai Giardini accompagnate da Tony; Maimie entrò da sola in un Cerchio delle Fate, e posò la capra nel cerchio con una lettera per Peter, in cui gli spiegava cosa aveva fatto, e lo pregava di chiedere alle fate di trasformare quella capra in una vera per essere cavalcata. 

Be’, successe proprio tutto quello che Maimie aveva sperato, perché Peter trovò la lettera, e le fate trasformarono quella capra di pezza in una capra vera. 

Fu così che Peter ebbe la sua capra, e anche adesso la cavalca ogni notte per i Giardini suonando note sublimi con il suo flauto.

Peter Pan la sua capra

Maimie continuò a lasciare dei doni per Peter nei Giardini (accompagnati da lettere in cui gli spiegava in che modo gli esseri umani vi giocassero), e non fu la sola a farlo.

Nonostante Peter ricordi ancora la piccola Maimie, è tornato gaio e spensierato come sempre, e spesso quando è al culmine della felicità salta giù dalla sua capra e si sdraia sereno sull’erba.

LE RONDINI

Tuttavia Peter continua a serbare un vago ricordo di quando era un essere umano, ed è per questo che è sempre gentile con le rondini domestiche che si recano in visita sull’isola, perché le rondini domestiche sono gli spiriti dei neonati morti

Le rondini sono gli spiriti dei neonati morti.
Le rondini sono gli spiriti dei neonati morti

Questi uccelli costruiscono sempre i loro nidi sulle grondaie delle case in cui vivevano quando erano bambini, e talvolta tentano di entrare nelle loro camerette dalla finestra: forse è per questo che Peter ama questi uccelli più di tutti gli altri. 

LA CASETTA DELLE FATE

E la Casetta di Maimie?

Ancora oggi ogni notte in cui non c’è un ballo, le fate costruiscono una casetta per paura che possano esserci dei bambini sperduti nei Giardini, e se Peter, perlustrando ogni luogo, ne trova uno, lo fa salire sulla sua capra e lo conduce alla Casetta.

Così, al suo risveglio, il bimbo smarrito si ritrova tra le sue mura, e può vederla solo appena esce. 

In realtà le fate costruiscono la Casetta solo perché la trovano molto carina.

Ma non bisogna pensare che sia sicuro indugiare nei Giardini dopo l’Ora di Chiusura. 

Se qualcuno si imbattesse  in delle fate maligne senza dubbio cercherebbero di torturarlo con dispetti di ogni sorta, e anche qualora non ne incontri, rischierebbe comunque di morire al freddo e al gelo prima che Peter Pan possa trovarlo.

Le fate cattive

Più di una volta gli è capitato di arrivare troppo tardi, e quando si rende conto che non c’è più nulla da fare Peter corre al Nido dei Tordi per prendere la sua pagaia – è stata Maimie a spiegargli come si usasse in realtà – e scava una tomba per il bambino, vi depone sopra una lapide e incide su di essa le iniziali di quella povera creatura.

LE TOMBE DEI BAMBINI

La vista più commovente dei Giardini sono le due lapidi di Walter Stephen Matthews e Phoebe Phelps.

Sorgono entrambe nel punto in cui si dice che la parrocchia di Westminster St Mary incontri quella di Paddington.

Qui Peter trovò i due neonati, che erano caduti dalle loro carrozzine senza essere visti.

Le "tombe" dei bambini che si trovano nei Giardini di Kensington in realtà sono  sono marcatori di confine.
Le “tombe” dei bambini che si trovano nei Giardini di Kensington in realtà sono  sono marcatori di confine.

Ma quanto dev’essere bizzarro per i genitori che si affrettano nei Giardini all’Apertura  dei Cancelli, nella disperata ricerca dei loro piccoli  perduti, e sperare che Peter non sia troppo svelto con la sua “pala”.

Altrimenti troveranno al suo posto delle piccole dolci lapidi. 

Tutto ciò è molto triste. 

AVVERTENZE DALLA VOSTRA DOMINA🍓

Questo post è frutto di duro lavoro e ricerca storica, siete liberissimi diffonderlo a patto che citiate il mio blog

Domina Historia

Storia, Cultura e Biografie con un tocco NERD!

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