PENNY LICK: IL GELATO CHE FECE TREMARE L’EPOCA VITTORIANA
Che cosa collega un penny, un gelato e un’epidemia vittoriana?
Oggi esploriamo una storia dolce-amara dalla Londra vittoriana: i penny lick, gelati che si vendevano a un penny e che nascondevano un oscuro intreccio di malattie e pratiche igieniche discutibili.
Prepariamoci a scoprire come un semplice dessert possa riflettere le fragilità della salute pubblica e della società del tempo.
Mentre oggi possiamo comprare il nostro gelato ovunque vogliamo, sia d’inverno, che principalmente d’estate quando fa un caldo bestiale, fino a epoche relativamente recenti, non esisteva proprio la tecnologia necessaria per preparare il gelato come lo conosciamo oggi.
LA NASCITA DEL GELATO
È solo verso la metà del Settecento che un Italiano inventa una macchina refrigerante capace di mantecare e solidificare gli ingredienti dando loro la consistenza ariosa che associamo oggi al gelato.
Fino ad allora, i “gelati” (effettivamente costosi e difficili da preparare) che venivano gustati alle corti dei re, erano qualcosa di più simile alle granite o ai sorbetti.
Ma nel momento in cui la macchina refrigerante rende possibile produrre il gelato a un costo tutto sommato basso, il gelato smette di essere un bene di lusso.
Cosa te ne fai di così tanto gelato se quello si scioglie entro cinque minuti?
E così, per altri cent’anni almeno, il gelato continua a essere appannaggio di pochi: preparato sul momento in locali selezionati e solo dietro comanda del cliente, finisce col diventare una prelibatezza che si può gustare solamente al tavolo di una cremeria.
LE GHIACCIAIE
Prima dell’invenzione delle macchine refrigeranti il ghiaccio per preparare dolci freddi veniva raccolto nei fiumi e stagni durante l’inverno e lo conservavano in ghiacciaie. Molte grandi case di campagna ne avevano una.
C’erano anche ghiacciaie commerciali, che immagazzinavano ghiaccio proveniente da Terranova e dall’Alaska.
Le ghiacciaie erano molto semplici: un enorme pozzo, spesso profondo 12 metri o più, in cui il ghiaccio veniva compattato. Uno scarico sul fondo consentiva all’acqua di scioglimento di defluire nel terreno circostante o di tornare nello stagno. In cima c’era un piccolo edificio, spesso simile a un igloo di mattoni, progettato per consentire l’accesso ma per proteggere dal calore. Il ghiaccio poteva essere conservato per anni senza sciogliersi. Quando necessario, veniva estratto dal pozzo e frantumato per l’uso in cucina.

Insomma il gelato d’asporto inizialmente non esisteva per ragioni pratiche, più che per ragioni economiche. Insomma: il gelato io te lo vendo pure, ma tu come mangi in giro?
ARRIVA IL CARRETTO DEI GELATI

Per ovviare all’annoso problema, i gelatai ambulanti si attrezzarono a un certo punto con un carretto provvisto di ghiacciaia che garantisse la conservazione del gelato per un notevole numero di ore.
I gelati vittoriani possono essere classificati in tre tipi: gelato alla crema, gelato all’acqua e sorbetto.
Il gelato alla crema era crema pasticcera o panna zuccherata, mescolata con aromi; il gelato all’acqua era acqua zuccherata mescolata con aromi; e i sorbetti contenevano sempre alcol.
l gelati venduti per strada erano di vari gusti ma a volte i gelatai baravano e invece di panna zuccherata o crema pasticciera potevano usare acqua zuccherata aromatizzata con amido di mais, gelatina o perfino purè di patate o di rapa!
Per attrarre i clienti i gelatai da strada vittoriani suonavano un campanello e intonavano una melodia.
Molti gelatai erano italiani o di origine italiana ed erano considerati i migliori. I gelatai venivano chiamati “The hokei pokei men” o Hokey Pokei.
Ma come servire il gelato per strada?
I PENNY LICK
Nell’Inghilterra vittoriana questi contenitori si chiamavano “penny lick” e con piccole varianti locali, esistevano in tutta Europa.
Questi contenitori per gelato si chiamano così perchè al costo di un penny, il compratore poteva aggiudicarsi un bicchierino pieno di gelato… da leccare (lick).

I penny lick erano dei piccoli bicchierini in vetro simili a quelli dei nostri shottini: Ma avevano un doppio fondo che dava al cliente l’illusione ottica di avere in mano un calice strapieno di gelato (mentre, in realtà, il gelato era pochissimo, tutto ammonticchiato nella parte superiore).

A partire dalla seconda metà dell’Ottocento, con la crescente diffusione del gelato d’asporto nelle classi popolari, cominciarono a essere creati penny lick di altri formati: gli ha’penny davano giusto un assaggio a chi aveva bisogno di risparmiare e i tu’penny permettevano di soddisfare anche gli stomaci più ingordi.

Era un prezzo che anche la classe operaia si poteva permettere.
Non per niente allo stesso costo si potevano trovare altri prodotti di intrattenimento come i “penny dreadful”, storie brevi a tema investigativo o horror, divise in episodi e pubblicate a cadenza settimana.
La più famosa è quella con il diabolico barbiere Sweeney Todd.

Per gustare un gelato bisognava fare la coda davanti al carretto del gelataio, scegliere i gusti (ammesso che si potesse scegliere), prendere in mano il penny lick, mangiare il gelato sul posto, svuotare il bicchierino con due o tre leccate e restituire il bicchierino al gelataio..

Il quale era pur sempre dietro a un carretto, nel mezzo di una strada, con una fila di clienti in coda sotto il sole.
Il gelataio dopo aver dato al penny lick una veloce sciacquata in una bacinella piena d’acqua, proveniente molto spesso dal Tamigi, ecco che riempiva di nuovo il penny lick.. per darlo al cliente successivo!
Nel Tamigi, il fiume di Londra, si buttavano escrementi umani, quelli dei cavalli, per non parlare delle pulci, dei peli, fieno, il tutto ovviamente pieno di batteri.
E l’acqua inoltre non veniva neanche cambiata, il gelataio lo asciugava con un panno e lo utilizzava per servire i clienti successivi…
Insomma vista la scarsità di acqua pulita il vetro spesso non veniva lavato tra un cliente e l’altro!
PENNY “KILLER”
Come avrete intuito questo modo di mangiare il gelato era a dir poco LETALE.
Presto iniziarono a diffondersi epidemie gravi di tubercolosi, colera, tifo, la scarlattina e persino il vaiolo.
Più volte, il penny lick (e altri dispositivi della stessa fatta utilizzati in altre aree d’Europa) furono accusati di essere fonte di contagio durante le epidemie di colera e tubercolosi.
Chi prima, chi dopo, a partire dagli ultimi anni dell’Ottocento, le varie municipalità cominciarono a mettere al bando questi strumenti di morte.
Il penny lick fu vietato a Londra dopo il 1899 a causa delle preoccupazioni sulla diffusione di malattie , in particolare colera e tubercolosi , poiché il vetro spesso non veniva lavato tra un cliente e l’altro.
Le nuove conoscenze mediche nel frattempo accumulatesi impressero una rapida accelerata all’abbandono delle coppette in vetro: entro la metà degli anni ’20, l’utilizzo di contenitori monouso divenne obbligatorio sostanzialmente in tutta Europa, per evidenti motivazioni igeniche.
L’ALTERNATIVA AI PENNY LICK
A Vicenza, una gelateria di fine ‘800 poggiava la porzione di gelato all’interno di foglie di vite arrotolate su se stesse a mo’ di cono.
In Austria, gli ambulanti mettevano la crema su un pezzo di cartone da leccare.
In Germania, chi voleva mangiare un gelato d’asporto doveva partire di casa con un bicchiere, farselo riempire dal gelataio e poi riportarselo a casa tutto sporco.
Ma nulla di tutto ciò era pratico – né commestibile. Urgeva assolutamente trovare una soluzione.
La prima ad avvicinarcisi fu Agnes Marshall, colei che tra gli Inglesi è nota come “la Regina dei Gelati”. Cuoca-diva che ebbe all’attivo svariate collaborazioni editoriali con riviste femminili e fu autrice di un ricettario best-seller per l’epoca.
Marshall rese popolare il gelato in Inghilterra e altrove in un momento in cui era ancora una novità ed è spesso considerata l’inventrice del moderno cono gelato.

Agnes nel suo popolarissimo Book of Cookery incluse per la prima volta la ricetta per quello che è – a tutti gli effetti – il nonno del cono gelato: cioè, un piccolo cornetto fatto di pasta di mandorle, da riempire con sorbetti, creme, gelato o macedonia di frutti.
Ma se Agnes parlava alle casalinghe vittoriane desiderose di impiattare il loro gelato in un cornetto home-made, il merito di aver sviluppato su scala industriale la produzione va ad un immigrato italiano negli Stati Uniti: Italo Marchioni.
Nato a Peaio di Vodo di Cadore nel dicembre 1868, era emigrato negli States alla ricerca di fortuna, in effetti la trovò: il 15 dicembre 1903 brevettò (con la US patent 746971) un macchinario in grado di creare piccole tazze di cialda atte contenere il gelato.

Si trattava di vere e proprie tazzine con manico: più che “coni gelato”, simili alla nostra “Coppa del Nonno” di biscotto. Anche se la sua paternità è contestata a ogni modo, il dado era tratto e l’idea era stata lanciata.
Ben presto la tazzina si sarebbe trasformata in una sfoglia di cialda da arrotolare su se stessa quand’era ancora calda, ancor più pratica per l’assenza di manico che permetteva di impilare molti esemplari l’uno sull’altro: era nato il cono gelato!
Inizialmente in realtà i gelatai ambulanti tendevano a snobbarlo a causa della sua fragilità, che ne rendeva complesso lo stoccaggio e il trasporto.
In questo caso, fu proprio una norma di legge a costringere i gelatai a ripiegare giocoforza sul cono in cialda, dando origine al gelato d’asporto come lo conosciamo oggi.
I PENNY LICK OGGI
Oggi i penny lick sono diventati oggetti di antiquariato di un certo pregio, battuti all’asta anche al costo di 60 euro a coppa.
Se vi interessa, ho realizzato anche un video su Youtube che potete trovare qui⬇️🍧
SITOGRAFIA
https://www.english-heritage.org.uk/visit/inspire-me/victorian-ice-cream
https://unapennaspuntata.com/2019/07/18/chi-ha-inventato-il-cono-gelato
https://www.youtube.com/watch?v=jbECUHwU5l0
https://en.wikipedia.org/wiki/Agnes_Marshall
https://www.europeana.eu/it/stories/agnes-marshall-the-woman-who-invented-the-ice-cream-cone
https://babel.hathitrust.org/cgi/pt?id=mcg.ark:/13960/t7zk9362k&seq=343&q1=cornet
