IL RACCONTO AUTENTICO DI BEATRICE CENCI, IL FANTASMA DI PONTE SANT’ANGELO
Ciao Domini benvenuti in questo nuovo post!
Oggi parliamo del terribile caso di Beatrice Cenci, la giovane nobildonna italiana giustiziata per parricidio e poi diventata eroina popolare nella Roma di fine 1500. Si dice che il suo fantasma infesti ancora oggi Ponte Sant’Angelo, il luogo dove fu giustiziata.

Per capire chi era la famiglia Cenci e Francesco Cenci, il padre di Beatrice, vi rimando al post precedente:
I CENCI DI ROMA: TRA POTERE, AMORE E RIBELLIONE
BEATRICE CENCI

Beatrice nasce a Roma il 6 febbraio 1577 dalla povera Ersilia e da quell’essere immondo di suo padre Francesco Cenci, che al momento della nascita di sua figlia Beatrice ha 28 anni più o meno.
Sappiamo che sia lei che sua sorella maggiore Antonina, sono state accudite da due o tre nutrici e che al momento della morte della madre Beatrice aveva 7 anni.
Rimasto vedovo, Francesco affida i suoi figli più piccoli Bernardo e Paolo a una famiglia di Campo dei Fiori e sistema Beatrice e Antonina nel convitto del Monastero di Santa Croce, un monastero di monache francescane, situato tra Campo Marzio e Monte Citorio.

Oggi questo Monastero non esiste più.
Le due sorelle rimasero nel convitto 8 anni, Beatrice ricorderà sempre con nostalgia le lunghe passeggiate fuori le mura, le allegre merende sui prati e le chiacchierate a cuore aperto con suor Ippolita, la sua maestra preferita.
NEL FRATTEMPO IL PADRE FRANCESCO
Nel frattempo Francesco, mentre Antonina e Beatrice stavano nel convitto, continua a commettere i più perversi e crudeli atti di violenza per le strade.
Un giorno, all’alba, con un gruppo di amici, sorprendono due giovani donne chinate sul lavatoio mentre stanno risciacquando i panni. Poiché intorno non c’era anima viva, si avvicinano e, minacciandole con le spade, compiono le violentano a turno, dicendo loro che, se osano gridare, le passeranno da parte a parte. Il fatto che una di loro sia incinta non li ferma..
Il giorno dopo provano a fare la stessa cosa a una ragazzina di 13 anni.
Fortunatamente, gli abitanti del quartiere, sentono le grida disperate della ragazzina e intervengono inseguendo con i coltellacci Francesco e i suoi, che a stento riescono a mettersi in salvo oltre il Tevere.
Qualche giorno più avanti Francesco e i suoi scagnozzi rapiscono delle cortigiane e le portano a forza in un magazzino di Monte dei Cenci.
Il festino dura due giorni e due notti con abbondanti di libagioni e “chiasso da tener testa tutta quanta la gente del Contado”. Alla fine le donne stravolte sono lasciate libere di andarsene, ma a piedi, con indosso soltanto lunghi camicioni bianchi, purtroppo dietro di loro si forma un codazzo di giovani che le scherniscono e le insultano.
IL PAPA SISTO V ESTORCE DENARO A FRANCESCO
Quando viene eletto il papa Sisto V, le finanze di Francesco di nuovo non hanno vita facile.
Il papa infatti bisognoso di denaro, rimette in discussione la validità del matrimonio di suo padre Cristoforo con l’Arias e gli confisca le proprietà ereditate.
Per tornare in possesso delle sue eredità Francesco è costretto a versare nelle casse pontificie una tangente di 25.000 scudi.
Questo salasso è il fatto di non poter più andare in giro a commettere angherie liberamente rendono Francesco irascibile: litiga con tutti coloro che hanno la sventura di stargli accanto.
Ostili e tumultuosi divengono oppure i rapporti con i figli maggiori ovvero Giacomo, Cristoforo e Rocco che cresciuti alla sua scuola, non tardano a diventare ignobili come il padre, soltanto che Francesco i suoi guai se li può pagare col denaro di famiglia, mentre nega i soldi ai suoi figli maggiori, che per questo, lo odieranno ancora di più.
Francesco, anzi, denuncia Giacomo di furto, poiché quest’ultimo si era appropriato dei soldi delle rette del convitto di Beatrice e Antonina per mettere a tacere i genitori di una giovane da lui sedotta.
Ma il più violento dei fratelli Cenci era Rocco, il quale nel giro di un mese riesce ad accumulare due denunce: la prima per aver tentato di usare violenza alla figlia del fornaio e la seconda per avere aggredito assieme a due servi un gruppo di pescatori.
Rocco viene condannato a un anno di carcere perché Francesco non gli vuole pagare la somma per scarcerarlo.
I tre giovani reagiscono violentemente all’avarizia del padre sostenendo che il patrimonio che ha ereditato appartiene alla famiglia e quindi anche a loro.
Tutti e tre i figli minacciano il padre di morte.
LE DEPRAVAZIONI DI FRANCESCO
Nel frattempo Francesco avvia una relazione abbastanza stabile con una serva di casa, Maria Pelli detta la bella spoletina, che sembra, strano a dirsi, inizialmente anche innamorata di Francesco.
Francesco ne approfitta per trascinarla in ammucchiate con prostitute che la sera invita a casa dietro lauti compensi.
Francesco era bisessuale e quindi oltre a molestare le donne molestava anche i ragazzini in genere i garzoni di stalla. Maria Pelli è gelosa dei rapporti di Francesco con questi garzoni da stalla e si rifiuta di guardare lui mentre fa cose con loro. E a causa di questo viene spesso presa cinghiate da Francesco.
All’ennesima bastonata più violenta del solito, Maria prende coraggio e denuncia alla giustizia Francesco. Durante la causa però, Francesco le offre dei soldi e lei attenua le accuse dichiarando al giudice che a volte Francesco la picchiava si, ma se ne pentiva subito dopo e si preoccupava di spalmarle l’olio Rosato sui lividi.
Francesco Adesso ha 40 anni e continua ad azzuffarsi per strada e ad essere denunciato.
Sta contemporaneamente con madri e figlie, continua a molestare i servi e i Garzoni, ed è sempre in lite con i suoi tre figli maggiori.
ARRIVA PAPA CLEMENTE VIII
Nel frattempo Morto un Papa se ne fa un altro.
Alla fine di gennaio del 1592 venne eletto papa Clemente VIII, nato Ippolito Aldobrandini (Fano, 24 febbraio 1536 – Roma, 3 marzo 1605).


Quindi il papa è della famiglia Aldobrandini.
Gli Aldobrandini sono una nobile famiglia originaria di Firenze, dove nel medioevo ricoprirono le più importanti cariche municipali.

Papa Clemente VIII è importante da ricordare perché è sotto il suo pontificato che si svolgono il processo a Beatrice Cenci, protagonista di questa drammatica vicenda, e quello a Giordano Bruno.
Anche questo papa, dimostra subito scarsa simpatia verso la famiglia nobile dei Cenci ed è questo ammonimento che induce Francesco a lasciare la casa del Monte dei Cenci per trasferirsi in un palazzo di via di Ripetta preso in affitto.
VIA RIPETTA
In realtà è molto più probabile che lo spostarsi di Francesco dal suo palazzo personale di Monte dei Cenci a un palazzo in affitto a via di Ripetta sia dovuto al fatto che era spaventato dai figli maggiori che lo minacciavano di morte in continuazione. Questo perché Francesco che era già sofferente di gotta e non più nella pienezza delle forze, aveva un terrore tale di essere assassinato che non usava uscire di casa se non scordato da almeno tre serie armati fino ai denti.
Nella nuova abitazione di via Ripetta comunque Francesco sembra voler ricostruire una parvenza di famiglia. Infatti riprende con sé Bernardo e Paolo che hanno ormai rispettivamente 11 e 9 anni, e richiama purtroppo dal collegio Beatrice e Antonina.
No, scherzo, ovviamente non ritira i suoi figli per amore, ma perchè non voleva più pagare le rette degli studi.
Siamo ai primi di marzo del 1592 quando la superiora del Monastero di Santa Croce annuncia le giovani Cenci che dovranno lasciare il convitto per andare a vivere con il padre.
Beatrice è super eccitata, non vede l’ora! Certo le dispiace di lasciare il convitto, ma d’altra parte ormai ha 15 anni ed è ansiosa di affacciarsi alla vita.
Abbraccia a suor Ippolita, la sua maestra preferita e assieme a sua sorella escono dal convitto.
IL RITORNO DAL PADRE
Il passaggio dell’ambiente tranquillo e ordinato del convitto, alla sregolatezza della casa paterna è per Beatrice e sua sorella Antonina sconvolgente. Il padre Francesco, abbrutito dai vizi e sempre alle prese con questioni di donne di denaro, si dimostra subito odioso e intrattabile.
Appena Francesco vede le sue due figlie femmine le minaccia di prenderle a botte e legnate se non pulivano casa o se non gli ubbidivano.
Francesco non mostra alcun rispetto nei confronti di loro. Alla minima contrarietà, si scatena in escandescenze e sbraita. La sera, poi, ospita donne di strada e ragazzi di strada, abbandonandosi a orge il cui baccano si ode per tutta via Ripetta.
BEATRICE
Ma parliamo di Beatrice la protagonista (suo malgrado), di questa storia..
Beatrice è una bella ragazza, aveva capelli neri, viso regolare, occhi scuri e vivacissimi, era di temperamento risoluto e orgoglioso, indomabile e caparbio, tenta di tenere testa al padre come può consultato di subirne punizioni e umiliazioni durissime che finiscono per indurla a rinchiudersi in se stessa e a trascorrere interminabili ore in camera sua, sdraiata sul letto o affacciata la finestra che dà verso il Tevere.
E questo purtroppo è solo l’inizio della fine.
Sua sorella Antonina invece non le somiglia per niente, né nell’aspetto né nel carattere. Sebbene sia di 4 anni maggiore, Antonina ha i capelli rossi raccolti a crocchia, di temperamento è molto tranquilla e remissiva disponibile ad adattarsi a tutto. Si vogliono bene essendo cresciute insieme, ma non si capiscono.
Fortunatamente, il padre Francesco ogni tanto lascia il palazzo di via Ripetta per lunghi periodi, dovendo recarsi nelle sue tenute agricole per controllarne l’andamento.
E quando lui non c’è, Beatrice si anima, pare un’altra persona. Invita a casa l’ex compagne di collegio, alcune delle quali sono già sposate o stanno per farlo e hanno quindi tante cose da raccontare.
Si fanno vivi anche fratelli maggiori e, con loro, Monsignor Mario Guerra, un giovane prete che ad appena trent’anni gode del titolo di referendario apostolico e svolge l’incarico di segretario di un Cardinale.
MARIO GUERRA
Monsignor Mario Guerra è un uomo disincantato e senza eccessivi scrupoli. La sera si spoglia sovente dell’abito talare per andare a fare qualche bravata.
Ha un aspetto serafico, capelli biondi riccioluti, modi brillanti e raffinati e una inflessione di voce e cadenze suadenti e maliziose.
Mario per Beatrice nutre una particolare simpatia, ricambiata da lei con entusiasmo. Appena possono, i due si appartano in qualche angolo della casa e chiacchierano a lungo.
Quasi certamente Beatrice, giovane com’è e piena di curiosità, lo interroga sulla vita di Roma.
Nel frattempo Francesco continua la sua vita dissoluta, ma dato che il papa lo tiene d’occhio, perché vuole i suoi soldi, ogni volta per far sì che le sue vittime non si lamentino a voce troppo alta, compra il loro silenzio con adeguati risarcimenti, il che finisce per dissanguarlo e per rendere alquanto precaria la situazione economica della sua “famiglia”.
Per quanto possibile Beatrice cerca di limitare al minimo le occasioni di contatto. Arriva il punto che raramente si siede a tavola con gli altri, preferendo portarsi i pasti in camera o mangiare in cucina assieme alle domestiche.
FUGA DA VIA RIPETTA
Queste precauzioni purtroppo non salvano Beatrice da una amara esperienza:
Il 13 marzo 1593 Beatrice sta coricata nella sua stanza, semi vestita, quando il padre compare inaspettatamente sulla soglia. Allarma Beatrice si avvolge subito in una coperta, ma Francesco incurante del suo imbarazzo avanza nella penombra e si lancia a cadere di peso sulla sponda del letto. A un tratto le strappa la coperta di dosso e le infila brutalmente una mano tra le cosce. Beatrice lancia un urlo e con uno strattone riesce a scivolare a terra. Senza pensarci due volte, Beatrice afferra l’abito e si precipita giù per le scale. Si riveste rapidamente e scappa verso il Tevere inseguita da suo padre che impreca e bestemmia.
Costeggia il Tevere e cerca di raggiungere i fratelli maggiori a Monte dei Cenci. Ma dopo un centinaio di metri è costretta a rinunciare, non ha calzature e ha già i piedi pieni di ferite e le caviglie insanguinate. Anche l’abito è lacerato in più punti. Purtroppo il padre riesce a raggiungerla perché è a cavallo, l’ afferra per i capelli e la costringe a piegarsi sulle ginocchia.
Beatrice reagisce offesa e indignata e gli urla addosso, Francesco la salire a forza a cavallo e la riporta a casa rinchiudendo la chiave nella sua camera.
Il giorno dopo Francesco di buon mattino lascia l’abitazione di via Ripetta, Beatrice apprende la notizia con gioia e liberazione e riesce ad invitare Monsignor Guerra a casa per la colazione.
Durante questa conservazione e altre, che noi conosciamo grazie ai registri giudiziari Beatrice esprime tutte le angosce al Monsignor Guerra che cerca di consolarla rivelandole che il padre era in procinto di risposarsi e le fa osservare che forse col nuovo matrimonio finiranno i guai che tanto la rattristano.
Francesco in vista del secondo matrimonio riesce a sistemare le sue due amanti, più una cameriera che aveva messo incinta qualche mese prima.
IL SECONDO MATRIMONIO DI FRANCESCO CENCI
Le seconde nozze di Francesco Cenci vengono celebrate il 27 novembre del 1593 nella chiesa di Santa Maria in Trastevere con rito semplice e pochi testimoni.

La nuova moglie, che non sa cosa le aspetta, si chiama Lucrezia Petroni, vedova di Felice Velli.
Lucrezia è una donna sui 35 anni, appesantita dalle molte maternità, il viso pieno, spalle strette e rotonde e un seno prosperoso.
Lucrezia appartiene a una buona famiglia, che sta tuttavia attraversando un periodo di ristrettezze. Francesco Infatti si era impegnato a mantenere in collegio le sue tre figlie e a fornirle di doti al raggiungimento dell’età di marito.
Beatrice non ha un ottima opinione di Lucrezia, la sua matrigna, la ritiene debole di carattere priva di volontà “tal proprio da essere moglie e serva perfetta per il signor Francesco”.
Ma nonostante questo Beatrice mette in guardia Lucrezia del vero comportamento dispotico e violento del padre, tant’è vero che in seguito glielo ricorderà spesso dicendole “te lo avevo detto”.
Comunque Lucrezia se ne rende conto un settimana dopo, quando il marito bruciate rapidamente le emozioni del nuovo rapporto, riprende a molestare le domestiche e i Garzoni di casa, senza neppure preoccuparsi di salvare le apparenze.
A nulla servono le sue proteste.
Francesco continua i suoi comportamenti abominevoli, stavolta si invaghisce di una serva sordomuta sedicenne, figlia di una ricamatrice di Campo Marzio, e ogni sera la raggiunge nella sua cameretta abusandone in modo così violento, che la giovinetta finisce per ritrovarsi il corpo segnato da lividi e da profonde graffiature. Quando la madre della ragazza se ne accorge, le vieta di riprendere servizio e sporge denuncia all’ufficio del governatore.
Questo è il pretesto che il papa Clemente VIII attendeva. Ordina di procedere contro Francesco Cenci con il massimo rigore, sollecitando a riprendere l’esame tutte le cause nelle quali si era trovato coinvolto in passato e che erano state tacitate a suon di denaro.
Vorrei porre la vostra attenzione domini, sul fatto che papa Clemente VIII sapesse benissimo che uomo schifoso fosse Francesco Cenci, ma andiamo avanti.
IL PROCESSO A FRANCESCO CENCI
Il 14 febbraio del 1594 i gendarmi arrestano Francesco e i primi di marzo inizia il processo..
Nello Stato pontificio la condanna è possibile solo se il reo è confesso, cioè se ammette le tue colpe.
Da qui l’esigenza quando non si riesca a ottenere confessioni spontanee, di estorcele con la tortura.
La crudeltà del sistema consente ovviamente ogni abuso, poiché con una tortura o anche solo con la minaccia della tortura, la gente confessa qualsiasi cosa la giustizia voglia sentire, anche ciò che non ha fatto.
Ma la cosa ancora più ingiusta, di questo modo di amministrare la giustizia, è che il tribunale dello Stato pontificio, mentre ha piena facoltà di sottoporre a tortura il comune cittadino, non può farlo con i nobili e le persone imminenti, se non previa autorizzazione del papa, che diventa così arbitro del processo.
Ricordiamoci questo.
Le deposizioni a carico sono molto esplicite, soprattutto quelle che si riferiscono al reato di sodomia, per il quale è prevista come pena massima il rogo.
In più c’è la testimonianza della sua amante Maria Pelli che lo accusa di sodomia.
Maria aggiunge che quando rifiutava di compiacerlo, lui la riempiva di botte con un bastone fino a quasi spaccarle la testa e a quel punto era costretta a fare quello che voleva lui.
Francesco nega tutte queste accuse con ostinazione sostenendo di essere vittima di un complotto, messo in atto da qualcuno che gli vuole male.
Anche durante i confronti, in cui testimoni gli ripetono in faccia le loro accuse reagisce con aria sdegnata insultandoli.
Allora il tribunale decide di usare la tortura ma non contro Francesco Cenci perché Cenci è un nobile, ma contro i testimoni, prendendo di mira soprattutto Maria Pelli, la quale è l’unica ad aver ammesso di essere stata costretta a subire rapporti sodomitici.
Maria Pelli, questa povera donna, viene condotta in una stanza e denudata completamente alla vista di tutti. Quindi le vengono legate le mani dietro la schiena e ha un cenno dello canonico è sollevata per i polsi, con le gambe tirate in avanti in modo che tutto il corpo pesi sulle giunture ritorte delle braccia che finiscono per slogarsi o fratturarsi.
Resta così sospesa il tempo necessario alla recitazione di un credo e il dolore si fa sempre più atroce: i giudici contengono a stento l’eccitazione per le sue formose nudità e le sollecitano a confessare il vero. Ma Maria continua a sostenere che quello che ha detto è vero, la liberano e poi viene rinchiusa in cella dove un cerusico (chirurgo dell’epoca) le riassetta le articolazioni.
LA BREVE VITA IN SOCIETA’ DI BEATRICE
Con il padre in carcere Beatrice nel frattempo può godere di un periodo di relativa quiete. Riesce addirittura ad iniziare una parvenza di vita di società, perché ha modo di frequentare la casa dell’amica Caterina De Santis, una giovane vedova che abita assieme alla poetessa napoletana Margherita Sarocchi, poetessa e scienziata assai in voga In quell’epoca, sostenitrice delle teorie di Galileo (l’incontro con Galileo avverrà molto dopo il caso Cenci)

E il salotto delle due donne è il punto d’incontro preferito della Roma mondana; lo frequentano scrittori, artisti, prelati, ambasciatori, e vi si parla di tutto e di tutti con la massima spregiudicatezza.
Tra i frequentatori c’è anche Monsignor Guerra, il quale quando vi si trova con Beatrice, non manca di tenerla aggiornata sull’andamento del processo a Francesco.
Nel frattempo infatti erano stati suppliziati di tutti i testimoni tranne Francesco Cenci l’imputato, e il papa Clemente VIII era riuscito a spremere un bel po’ di soldi a Francesco.
Adesso Francesco poteva fare due cose: confessare ed essere condannato a morte oppure tornare libero pagando forti somme di denaro.
Chissà cosa avrà scelto Francesco..
Il 12 giugno del 1594 la Corte gli concede la libertà in cambio del versamento all’erario di centomila scudi e dell’impegno a non muoversi di casa senza un apposito permesso scritto.
Francesco quindi è di nuovo libero, ma per poter mettere insieme l’ingente cifra è costretto a dare in amministrazione fiduciaria le sue proprietà più redditizie.
Inoltre si trova dove il fronteggiare i figli maggiori che durante la sua detenzione, lasciati privi di provvigione, hanno contratto gravosi debiti e ora sono inseguiti dai creditori. Lui si rifiuta di saldare i loro debiti e loro si rivolgono al tribunale chiedendole l’interdizione. Sorgono quindi complesse liti giudiziarie con scambio reciproco di accuse e insulti e irripetibili..
Il ritorno a casa di Francesco, è accolto alla stessa stregua di una sventura e l’atmosfera si fa subito pesante. Francesco è impicciato nelle dispute coi figli, senza denaro, sofferente per la gotta e per i postumi di una rogna contratta in carcere, versa in un continuo stato di sovraeccitazione che esplode in frequenti scopi di era insensata.
Beatrice, sua sorella Antonina e Lucrezia la seconda moglie di Francesco non lo sopportano più. Alla fine Beatrice prende l’iniziativa e decide di chiedere aiuto di nascosto tramite un garzone a suo fratello Giacomo e a Monsignor Guerra.
L’incontro ha luogo la sera in un sottoscala del palazzo di piazza Sant’Eustachio, dopo che Francesco si è messo a letto. Giacomo non sa che fare. Si è sposato senza il consenso del padre, con la cugina Ludovica Velli e versa in cattive acque, non avendo i mezzi per mantenere la famiglia. E’ Monsignor Guerra quindi a promettere il suo interessamento.
Guerra infatti chiede all’uomo per cui lavora, il Cardinal Peretti di scrivere una lettera a sua Santità in favore dei Cenci. Il giorno successivo Infatti il cardinale Invia una lettera al Papa pregandolo di intervenire affinché Francesco “assegni di che maritarsi alle sue figliole e di che campare ai suoi figlioli, sì che questi, costretti dal bisogno, non abbiano affare azioni poco conveniente al loro grado.
Clemente VIII ordina immediatamente a Francesco Cenci di destinare ai figli Giacomo, Rocco e Cristoforo i proventi degli affitti di tre casali situati nell’agro Romano. In quanto alle figlie, incarica alcuni prelati di combinare il matrimonio di Antonina con Lucio Savelli e stabilisce che “passato un ragionevole lasso di tempo, anche la minore e Beatrice sia dato un marito con ugual dote”
Quando viene a conoscenza di queste decisioni a Francesco gli prende un colpo ed è colto da uno dei suoi soliti attacchi d’ira, tanto che Beatrice Antonina si rifugiano subito in uno sgabuzzino e rimangono lì senza fiatare finché il baccano non cessa e non sentono il padre andarsene dal palazzo.
E fu così che anche se di malavoglia, Francesco fa sposare sua figlia Antonina.
Le nozze avvengono il 18 gennaio del 1595.
Il matrimonio costa a Francesco parecchio denaro tant’è che dopo Francesco si ritrova più indebitato e tormentato che mai, mentre i figli maggiori, insoddisfatti di quanto è disposto il loro favore il papa Clemente VIII, continuano la causa per farlo interdire e prendersi i suoi soldi.
A un certo punto Francesco sente delle voci che dicono che suo figlio Giacomo stia mettendo un punto un piano per eliminarlo.
Suo figlio Rocco poco più che ventenne viene ucciso a causa di una rissa.
Francesco allora Dispone che nella chiesa di San Tommaso vengono celebrate 100 metri solenni in memoria del figlio.
Non perché Francesco fosse affezionato a suo figlio Rocco, ma perché Francesco era spaventato dal malocchio, tant’è vero che subito dopo si reca in un eremo fuori le mura, in cui gli hanno detto che alloggia un cappuccino in grado di scacciare il malocchio.
Il frate un vecchio rinsecchito negli anni recita la formula contra satanae vim e gli versa sul capo un infuso oleoso di erbe. Tuttavia il frate non troppo convinto neppure lui di questi rimedi, lo esorta ad allontanarsi per qualche tempo a Roma.
Francesco In effetti pensa sia un’ottima idea e si rende conto che andando via da Roma, non si troverebbe più a dover vivere col fiato sospeso per la paura di cadere in qualche agguato dei figli o dei creditori, ma a convincerlo definitivamente è il desiderio di sfuggire all’imposizione di Clemente VIII di maritare Beatrice, il che comporterebbe per lui nuovi ingenti spese, per questo decide di portarsi appresso fuori Roma sua moglie e sua figlia Beatrice.
Non potendo stabilirsi in nessuna delle sue proprietà perché sono tutte ipotecate, chiede ospitalità a Marzio Colonna, Duca di Zagarolo, il quale gli mette a disposizione il castello della Petrella del Salto, tra Rieti e l’Aquila, nel Regno di Napoli.
Adesso non resta a Francesco che indurre le due donne a seguirlo e per evitare complicazioni, non esita a ricorrere alla menzogna. Dice Infatti alle due donne che dovranno passare una decina di giorni nelle tenute di Nemi e Frascati e che ha deciso di farsi accompagnare da loro. Lucrezia ne è entusiasta. Ma Beatrice è un po’ meno, sebbene non ponga alcun ostacolo, non si fa troppe domande tratta in inganno dal fatto che il padre nelle ultime settimane si è dimostrato meno arrogante e rissoso del solit.
E invece è proprio da questo che doveva capire che era tutta una trappola….
Ma adesso Domini Io mi fermo qui. Se vi interessa conoscere il seguito di questa terribile storia vi lascio la playlist di Youtube dove racconto questa vicenda più dettagliatamente ⬇️
FONTI:
Norberto Valentini Milena Bacchiani, Beatrice Cenci un intrigo del Cinquecento, Rusconi Milano, Rizzoli, 2018 Giorgio Carpaneto, Le famiglie nobili romane, Rendina editori, 2000 Massimo George Riley Scott, Storia della Tortura, Oscar Mondadori
